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Colosseo chiuso, cronistoria della trattativa

Roma. Continua a fare discutere la chiusura del Colosseo per alcune ore nella mattina del 18 settembre, con conseguente lunga fila di turisti stranieri e italiani in impaziente attesa con il biglietto pagato alla mano.
Il motivo della parziale chiusura era una assemblea sindacale, autorizzata e dunque perfettamente in regola secondo le norme attuali che regolano la rappresentanza sindacale, voluta dai custodi del Mibact che da un anno circa non vedono arrivare in busta paga gli emolumenti per gli straordinari, che secondo calcoli coprirebbero circa il 25% dello stipendio mensile (ovviamente pagato regolarmente nella sua restante parte dallo Stato).

Come si sa le polemiche sono state immediate così come le parole del premier Matteo Renzi e del ministro Dario Franceschini che si sono scandalizzati per la figuraccia rimediata nei confronti del mondo (era già accaduto in occasione di medesime scelte sindacali agli scavi di Pompei).
L’Esecutivo è subito corso ai ripari con una serie di iniziative.
Prima, in Consiglio dei ministri, è arrivata la modifica legislativa che consente di inserire anche i Musei e i luoghi della cultura nazionali tra i servizi pubblici essenziali (ma la precettazione, hanno subito ricordato i sindacati, vale solo in occasione di sciopero, mentre quella indetta per Colosseo e Fori imperiali era una assemblea, un diritto di ogni lavoratore per alcuni giorni all’anno).
Successivamente Franceschini ha tuonato: «Basta dietrologie. Ecco le comunicazioni ufficiali che tolgono via ogni dubbio sui tempi e i modi di emanazione del decreto legge per la fruizione del patrimonio storico e artistico della Nazione. Il decreto di ripartizione firmato il 21 settembre chiude una questione su cui stavamo lavorando da mesi».
A quanto si legge il Mibact avrebbe comunicato ai sindacati, prima dell’assemblea del 18 settembre che ha chiuso temporaneamente il Colosseo, l’iter del pagamento degli arretrati.

Ecco le date significative dell’interlocuzione tra la direzione generale bilancio del Mibact e le parti sociali:
11 settembre. È stata inviata una lettera alle organizzazioni sindacali che riassumeva lo stato dei pagamenti e rendeva noto di aver sbloccato lo Straordinario 2015, di aver avviato la procedura per il pagamento dei «Progetti locali 2015» e informava sullo stato di pagamento del Fondo unico di amministrazione del 2015, pari a 49,8 milioni di euro.
14 settembre. È stata inviata una lettera alle organizzazioni sindacali che comunicava lo sblocco del pagamento dei «Progetti locali 2015» (pari a 12,8 milioni di euro).
17 settembre. Inviata una lettera alle organizzazioni sindacali per comunicare l’autorizzazione del Mef al pagamento dei 49,8 milioni di euro del «Fondo unico di amministrazione del 2015» e che il decreto di ripartizione sarebbe stato emanato il 21 settembre.
21 settembre. È stato firmato dal direttore generale Bilancio il decreto che chiude la questione degli arretrati 2015.

I sindacati del Ministero però non demordono e lo hanno spiegato in molte occasioni. Ecco, ad esempio, che cosa ha dichiarato al quotidiano romano «Il Tempo» Irene Baroni, custode al Colosseo dove è anche rappresentante Rsu: «I problemi principali riguardano il ritardo dei pagamenti (le indennità di turnazione non retribuite), la carenza di personale e il mancato rinnovo del contratto». La Baroni per metà ha scelto, come permette la legge, si svolgere in ufficio il 50% del suo lavoro alla Soprintendenza: «Ci sono accordi sindacali che lo permettono. Molti di noi custodi si “sdoppiano” in entrambi i compiti. Il problema però non è questo, ma il fatto che l’organico è troppo basso. Al Colosseo siamo appena 28, mentre dovremmo essere almeno il doppio».

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Stefano Luppi, edizione online, 24 settembre 2015


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