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Mostre

Milano

I tesori dei principi

A Palazzo Reale giungono 76 opere del Museo di Belle Arti di Budapest

Claude Monet (Parigi 1840 - Giverny 1926), «Tre barche da pesca» 1885 Olio su tela, cm 73x9 2,5 ©Museum of Fine Arts, Budapest 2015

Milano. Dal 17 settembre al 7 febbraio arrivano a Palazzo Reale, in prima italiana, 76 opere dello Szépművészeti Múzeum, il Museo di Belle Arti di Budapest: uno scrigno di capolavori giunti per lascito, tra Sette e Ottocento, da grandi famiglie ungheresi e poi arricchito da successive acquisizioni, la più spettacolare delle quali, nel 1870, condusse nel museo 600 tesori della raccolta dei principi Esterházy.
La rassegna «Da Raffaello a Schiele», prodotta da Palazzo Reale, Arthemisia Group e 24 Ore Cultura con il Museo di Belle Arti di Budapest e il Museo nazionale ungherese, e curata da Eszter Fábri e Stefano Zuffi, inaugura una nuova linea espositiva di Palazzo Reale che intende realizzare mostre delle più importanti collezioni museali di tutto il mondo. Il percorso va dal Rinascimento al Postimpressionismo, in un ordinamento che, come nel museo prestatore, mette in relazione l’arte ungherese con quella del resto d’Europa.
Si parte con il Rinascimento italiano, dove la piccola «Madonna Esterházy» di Raffaello (oggetto dell’ultima mostra natalizia di Palazzo Marino, cfr n. 348, dic. ’14, p. 34) è accostata all’«Apollo dormiente e le Muse» di Lorenzo Lotto. Alla pittura del Cinquecento veneziano e veneto è dedicata la seconda sala, con la «Cena in Emmaus» di Tintoretto e i tre ritratti maschili di Tiziano, Veronese e Moroni, cui si aggiungono due dipinti di El Greco, che a Venezia si formò.
Il Rinascimento in Europa è l’oggetto della terza sala, con la «Salomè» di Lucas Cranach il Vecchio e il «Ritratto di giovane» di Albrecht Dürer, oltre a opere sacre di Altdorfer e Bronzino. Al Seicento sono dedicate la quarta e quinta sala: con l’ancora caravaggesca «Scena di osteria» di Velázquez sfilano due opere di Rubens e una di Artemisia Gentileschi, seguiti da Claude Lorrain, Frans Hals, Van Dyck e Murillo. Entra poi in scena la Venezia del Settecento con il «San Giacomo Maggiore il vittorioso» di Giambattista Tiepolo e le vedute di Canaletto e Bellotto, accostati a tre opere di Goya e a una testa («Lo sbadiglio») di F.X. Messerschmidt, fino a giungere al Simbolismo ungherese ed europeo (Lenz, Böcklin, Von Stuck e Segantini) e al congedo con opere di Manet, Monet, Cézanne e Gauguin.

Ada Masoero, da Il Giornale dell'Arte numero 356, settembre 2015


  • Domenikos Theotokopoulos detto El Greco (Candia 1541-Toledo 1614), «San Giacomo minore», 1585-90 ca, olio su tela, 49,5x42,5 cm © Museum of Fine Arts, Budapest 2015
  • Maestro di Okolicsnó, «Il compianto di Cristo» 1500-10, tempera a olio e albume su tavola di abete, con doratura, 133x99 cm Galleria Nazionale Ungherese © Museum of Fine Arts, Budapest 2015
  • Lucas Cranach Il Vecchio (Kronach 1472 ca-Weimar 1553), «Salomè con la testa di san Giovanni Battista», 1526-30 ca, olio su tavola, cm 88,4x58,3 © Museum of Fine Arts, Budapest 2015
  • Artemisia Gentileschi (Roma 1593 - Napoli 1654) Giaele e Sisara 1620 Olio su tela, cm 86x125 ©Museum of Fine Arts, Budapest 2015
  • Paul Cézanne (Aix-en-Provence,1839 - 1906) Il Buffet 1877-1879 Olio su tela, cm 65,5x81 ©Museum of Fine Arts, Budapest 2015
  • Giovanni Antonio Canal detto Canaletto (Venezia 1697 – 1768) Molo a Dolo 1756 ca. Olio su tela, cm 30,5x44,5 ©Museum of Fine Arts, Budapest 2015
  • Anonimo pittore attivo a Roma, «Ragazza dormiente», 1610-20 ca, olio su tela, 67,5x74 cm © Museum of Fine Arts, Budapest 2015
  • Raffaello Sanzio (Urbino 1483 – Roma 1520), «Madonna col Bambino e san Giovannino» (Madonna Esterházy), 1508 ca, tempera e olio su tavola, 28,5x21,5 cm © Museum of Fine Arts, Budapest 2015

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