Un duetto rigoroso, un quintetto fedele

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In apparenza lontani per cultura e formazione (formato uno tra l’Italia e il Belgio, il secondo, coreano, di cultura nippo-coreana), Enrico Castellani (1934) e Lee Ufan (1936) sono accomunati dal rigore concettuale e linguistico, dall’essenzialità meditativa del «segno» e dall’attenzione alla modulazione della superficie pittorica, ottenuta dal primo con il ritmico alternarsi dei pieni e dei vuoti, dal secondo con l’apposizione sulla tela candida di pennellate sorvegliate e vibranti. A unirli è anche la lunga collaborazione con la galleria Lorenzelli, che fino al 16 luglio dedica loro la mostra «Surfaces et Corréspondences», ricca di 20 lavori di entrambi, come i grandiosi «Superficie bianca» di Castellani o le tele della serie «With Winds», 1991, di Lee Ufan. Curata da Matteo Lorenzelli e Federico Sardella, la rassegna mette in luce le affinità che legano i due autori e il rapporto intessuto da entrambi con l’osservatore. Realizzata in occasione di Expo e della Biennale di Venezia, che richiama a Milano molti ...
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