Un cinese, due mondi

Ad.M. |

In un’età come quella attuale, che ha visto aprirsi dopo tanti decenni un nuovo canale di comunicazione dell’Occidente con la Cina, la figura e l’opera di Hsiao Chin diventano più che mai attuali e vitali. L’artista da sempre intesse tra la cultura originaria e quella incontrata e vissuta in Occidente: nato a Shanghai nel 1935, è in Europa dagli anni Cinquanta, prima in Spagna, poi subito a Milano, ma con lunghi soggiorni tra la Cina continentale e Taiwan. Robilant+Voena gli dedica fino al 10 luglio un’antologica composta da una trentina di opere di collezioni private, con cui si ripercorre il cammino dell’autore, teso tra la spiritualità orientale e l’astrazione dei grandi maestri della spiritualità occidentale, come Kandinskij, Klee, Mondrian, Malevic e  Rothko. La mostra lo segue attraverso i decenni, dagli ultimi anni Cinquanta, quando realizzava dipinti su tela dai segni rari e incisivi («Fu-109», 1961) fino a oggi, soffermandosi sugli emozionanti lavori su carta dedicati al tema dell’«incontro». Non mancano ...
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