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La Carta del Restauro non è la Bibbia

Continua il dibattito sulle differenze tra restauro e contraffazione

Nel dicembre 1992, scrivendo su questo giornale (ho l’onore di esserne tra i più vecchi collaboratori), affrontai il tema del rapporto tra restauro e contraffazione, tema sul quale vorrei ora ritornare, per verificare, dopo ventitré anni, quanto ci sia di attuale e quanto di caduco nel mio sforzo di allora di trovare una coerenza concettuale nelle leggi in difesa del patrimonio culturale.
Il punto di partenza di tale complesso problema era costituito dall’articolo 8 della legge 20 novembre 1971 n. 1062 (cosiddetta legge Pieraccini, dal nome del suo proponente, il senatore Giovanni Pieraccini) che, nella chiusura del primo comma, così recitava: «Le disposizioni penali previste ai precedenti articoli... non si applicano… ai restauri artistici che non abbiano ricostruito in modo determinante l’opera originale».
Da tale norma si argomentava, a-contrario, che un restauro attraverso il quale l’opera d’arte fosse stata «ricostruita in modo determinante» dava luogo a un fatto di reato, punito sotto il titolo della contraffazione (oggi, art.
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(l'articolo integrale è disponibile nell'edizione su carta)

Fabrizio Lemme, da Il Giornale dell'Arte numero 354, giugno 2015

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