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Vernissage

Milano

Guarda come mangi

L’Expo 2015 si apre all’insegna del rapporto tra arte e cibo: alla Triennale una gigantesca panoramica su 165 anni di pittura, scultura, design, architettura, fotografia e musica

Josephine Baker indossa il costume per la sua celebre «Banana Dance», 1925

Milano. È l’unico «padiglione» dell’Expo ad aprirsi nel cuore della città (nel Palazzo della Triennale e nei suoi giardini) ed è l’unico a declinarne il tema nel linguaggio delle arti, di tutte le arti: visive (pittura e scultura, dall’Impressionismo alla contemporaneità, con opere dei maestri di ogni stagione, e poi installazioni, fotografia, video, film, grafica, architettura, design...) ma anche musica e letteratura, tutte intrecciate in un vertiginoso flusso multisensoriale. La rassegna è stata preceduta da una vivace polemica per il compenso (750mila euro) del curatore Germano Celant, il quale tuttavia insieme ai vertici di Expo aveva subito precisato che non si trattava del suo solo onorario, bensì dei costi per la realizzazione dell’intera, gigantesca rassegna e del catalogo (Electa: oltre 900 pagine, 50 saggi di studiosi internazionali delle più diverse discipline, mille illustrazioni). Ora, dal 9 aprile al primo novembre «Arts&Foods. Rituali dal 1851» colonizza l’intera Triennale, nell’allestimento di Italo Rota, riallacciandosi con la sua vocazione enciclopedica all’essenza stessa delle Esposizioni universali del passato. Non a caso si avvia con il 1851, l’anno della prima Expo a Londra, nel nuovissimo Crystal Palace, per giungere sino a noi. A ritmarne il passo, delineando i confini di una materia tanto magmatica, anche per effetto delle evidenti valenze simboliche, e a individuarne i temi fra gli innumerevoli possibili, è un impianto fondato a un tempo sulla storia, specialmente economica, sulla sociologia e sull’antropologia. Il cibo diventa così una chiave interpretativa per esplorare gli ultimi 165 anni della storia dell’uomo in tutti i continenti (c’è anche una sezione dedicata ai riti antropofagi), con sconfinamenti non solo geografici ma sensoriali. Ci s’imbatte infatti non solo in «stazioni musicali» ma anche in «stazioni olfattive», capaci di generare quei cortocircuiti intuiti già da Proust con le sue «madeleine» e poi provati dalle neuroscienze. Il percorso è a un tempo cronologico e tematico e spesso presenta ricostruzioni in scala reale di ambienti legati al cibo e alla convivialità, sia privati (le cucine contadine e le sale da pranzo alto-borghesi dell’ultimo Ottocento, fino alla «Maison des Jours Meilleurs», 1956, di Jean Prouvé, arredata con mobili originali e dipinti dell’epoca) sia pubblici, come il «Café de l’Aubette» (1926-27) di Strasburgo, al quale lavorarono Theo van Doesburg, Hans Arp e Sophie Taeuber-Arp. Altri invece sono rievocati da disegni, progetti, plastici e fotografie. Un’attenzione speciale va ai bambini, nella sezione «Vietato agli adulti», con giocattoli, cartoon e opere d’arte pensate per loro.
In contemporanea, sempre a cura di Celant e Rota, con Silvana Annichiarico, parte l’ottavo allestimento del Museo del Design «Cucine & Ultracorpi», con cui si completa un percorso «immersivo», difficile da immaginare finché non lo si vedrà.


Ad.M., da Il Giornale dell'Arte numero 352, aprile 2015


  • Filippo Tommaso Marinetti, «Il poema del vestito di latte», 1937
  • Claes Oldenburg e Coosje van Bruggen, «Leaning Fork with Meatball and Spaghetti II», 1994. Courtesy The Oldenburg Van Bruggen Studio and Pace Gallery; © 1994 Claes Oldenburg and Coosje Van Bruggen; Photo by Ellen Page Wilson
  • Angelo Morbelli, «Asfissia!», 1884
  • Joe Colombo, «Servizio di bordo Alitalia “linea ’72”», 1970, Realizzazione 1972 Alitalia. © Ignazia Favata - Studio Joe Colombo, Milano
  • Issey Miyake, «Pleats Please», 2012. Rue des Archives/FIA/www.bridgemanart.com
  • Frank O. Gehry, «GFT Fish», 1985-86. Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea Deposito a lungo termine – Fondazione Marco Rivetti, 2002
  • Sharon Core, Apples in a Porcelain Basket», 2007. © Sharon Core, Courtesy of the Artist and Yancey Richardson
  • Daniel Spoerri, «Le coin du Restaurant Spoerri», 1968. Mondadori Portfolio//Akg Images
  • Subodh Gupta, «Dada», 2014. Courtesy the artist; Photo Ravi Ranjan

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