Quadri o icone?

L.D.M. |

«L’Urlo» torna a viaggiare. Il celebre dipinto eseguito da Edvard Munch nel 1893, che era stato rubato nel 2004 e ritrovato due anni dopo, ma che da allora non ha più lasciato il Munchmuseet di Oslo, raggiunge la Fondation Vuitton dal primo aprile al 6 luglio per la mostra «Le chiavi di una passione». Il dipinto è la punta di diamante della prima mostra tematica che la Fondation organizza dall’apertura lo scorso ottobre della sua nuova futuristica sede disegnata da Frank Gehry (cfr. n. 346, ott. ’14, p. 4). L’interrogativo posto dalla mostra è: «Quando un’opera diventa un’icona?». Per rispondere sono stati riuniti capolavori del Novecento prestati dai musei di tutto il mondo. Intorno alla lista delle opere, per creare una certa suspense, è stato mantenuto a lungo il mistero. L’Ermitage di San Pietroburgo presta comunque «La danse» di Henri Matisse e il Museum of Contemporary Art di Los Angeles «No. 46» di Mark Rothko. Dal MoMA di New York arriva «Trois femmes» (1921) di Fernard Léger (nella foto); dalla Fondation Maeght di Saint-Paul-de-Vence, «Homme qui marche» di Alberto Giacometti.
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