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Opinioni

L’Avvocato dell’arte

È proibito notificare i beni in temporanea importazione

L’esasperazione della tutela viola la legalità e, soprattutto, danneggia la cultura

L’artivolo 72 del decreto legislativo 42/04 (cosiddetto Codice dei Beni Culturali) prevede, tra le varie forme di circolazione internazionale dei beni culturali, anche la temporanea importazione. In virtù di tale istituto, un bene entra in Italia dall’estero (Paesi della Comunità Europea o terzi) in via temporanea. Al momento dell’introduzione nel territorio nazionale, l’Amministrazione italiana (Uffici Esportazione) accerta, preventivamente, che il bene non sia uscito clandestinamente dall’Italia: è un classico, messo normalmente in atto da trafficanti senza scrupoli, quello di far uscire clandestinamente dall’Italia un bene culturale, per poi riportarlo in patria con una certificazione di temporanea importazione.
In tal modo, si raggiunge il duplice scopo di poter commercializzare il bene dall’Italia e di poterlo riesportare al momento in cui venga trovato un acquirente estero.
Ove l’accertamento dia esito positivo, il bene è addirittura confiscabile, in quanto oggetto di esportazione clandestina; ove sia negativo, viene rilasciato il documento attestante l’introduzione temporanea.
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(il testo integrale è disponibile nella versione cartacea)

Fabrizio Lemme, da Il Giornale dell'Arte numero 352, aprile 2015



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