Manie di integrazione

Dario del Bufalo |

I restauri del Partenone di Atene stanno andando avanti da più di dieci anni con finanziamenti e alta sorveglianza dell’Unesco e, nonostante alcune critiche (sempre troppo poche), seguitiamo a chiamarli «restauri»: perché? Dovremmo definirli «esercizi maniacali di integrazione lapidea» oppure «lavori troppo redditizi per trovare una conclusione». Del Partenone stanno infatti integrando e ricostruendo ogni piccolo buco, ogni angolo mancante, senza una vera ragione statica, con elementi nuovi, dritti, perfetti, bianchissimi, squadratissimi, levigatissimi… bruttissimi! Abbiamo già avuto modo di scrivere sui pessimi lavori Unesco del teatro di Myra in Turchia (cfr. n. 349, gen. ’15, p. 11), su quelli del tempio di Bassae in Arcadia (www.dariodelbufalo.it) ora potrà sembrare un pensiero romantico, ruskiniano ma con tutti quei bianchi rattoppi, questi monumenti perdono il loro fascino di architettura classica, di rovina. Quasi tre secoli fa lo scultore-restauratore Bartolomeo Cavaceppi, col plauso di J.J. Winckelmann (inventore e teorico dell’archeologia), restaurava le sculture classiche a Roma integrando e ricostruendo ogni minimo dettaglio anatomico mancante.
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