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Vendere capolavori per far cassa: discutibile e senza etica, dice Alfred Weidinger

Lo sconcerto del vicedirettore del Belvedere di Vienna e uno dei massimi esperti di Gustav Klimt alla notizia della possibile cessione di opere di Ca' Pesaro annunciata dal sindaco di Venezia

Da sinistra «Giuditta I» e «Giuditta II» di Gustav Klimt,  conservate rispettivamente al Belvedere di Vienna e a Ca' Pesaro a Venezia

Vienna. Alla notizia che il sindaco di Venezia, Luigi Brugnaro, intende vendere fra l’altro il dipinto «Giuditta II» di Klimt, per sanare i conti in rosso della città, Alfred Weidinger, vicedirettore del Belvedere di Vienna e uno dei massimi esperti di Gustav Klimt, è sconcertato: «Mi sorprende innanzitutto che si vogliano vendere capolavori per far cassa. È una decisione assai discutibile, che contraddice l’etica. E se un’istituzione pubblica si mette a vendere le proprie opere, può diventare anche un pericoloso precedente: bisogna chiedersi chi sarà il prossimo. Magari la Gnam di Roma, che ha l’altro capolavoro di Klimt sul suolo italiano, "Le tre età della donna"?».

E cos’altro la sorprende?

Il fatto che si dica di voler vendere opere che non hanno a che fare con la storia di Venezia e si pensi che questo valga per «Giuditta II». Proprio per questo dipinto, semplicemente non è vero. Se Il sindaco va nella Basilica di San Marco, nel Battistero vedrà una Salomè con abito rosso, che vide anche Gustav Klimt, quando nel 1899 era a Venezia con Alma Mahler. Fu da lì che ebbe inizio il suo periodo aureo, che dunque è anche un prodotto dei mosaici della Basilica di San Marco. E al termine di quella fase artistica si colloca proprio «Giuditta II», del 1909, che altro non è se non una Salomè. Bisogna anche dire che poco dopo la sua creazione, la città di Venezia acquistò il dipinto, con la giusta e lungimirante visione che un giorno sarebbe stato un quadro molto importante nella produzione di Klimt. Quella di vendere il dipinto è un’idea orribile e miope: se ci si confrontasse sia con la storia della città sia con la storia della politica di acquisizione della città, si constaterebbe che «Giuditta II» ha dannatamente molto a che fare con Venezia. Certo c’è la possibilità che il sindaco questo non lo sappia, e penso debba essere così, altrimenti agirebbe in modo diverso. Ma stiamo a vedere cosa succede.

Il Belvedere ha «Giuditta I» del 1901, che segnò di fatto l’inizio della pittura di Klimt su fondo oro. Pensa che il museo viennese potrebbe farsi avanti per un acquisto, così da avere entrambi i capolavori?

Per noi è assolutamente impossibile: si parla di una stima di 70 milioni per quel quadro, e io credo si tratti di una stima bassa. Se andrà in asta, sono certo che supererà quel valorei, essendo uno dei dipinti più importanti di Klimt e appunto l’ultimo del periodo aureo.

Chi potrebbe permettersi un acquisto in quest’ordine di prezzo?

C’è tutta una serie di possibili collezionisti privati: non gli islamici, direi, perché è una raffigurazione a seno nudo, ma in Europa, America, Asia, vi sono svariati acquirenti possibili.

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