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Musei

La «Tentazione» che ossessionò Flaubert

A Genova un collezionista concede in comodato per un anno a Palazzo Spinola (che inutilmente aveva cercato di acquistarla) una tavola attribuita a Brueghel il Giovane

«Le tentazioni di sant'Antonio», opera attribuita a Pieter Brueghel il Giovane. La Galleria Nazionale di Palazzo Spinola a Genova aveva tentato inutilmente di acquistarla nel 2002. Un collezionista privato l'ha ora concessa in comodato per un anno al museo genovese

Genova. Per tutto il 2015 la Galleria Nazionale di Palazzo Spinola ha la possibilità di esporre tra i capolavori che già possiede, da Antonello da Messina a Rubens, da Nicola Pisano al ciclo di sette tele di Gregorio De Ferrari, una tavola fiamminga d’eccezione. Si tratta delle «Tentazioni di sant’Antonio Abate» tradizionalmente riferita a Pieter Brueghel il Giovane, su tre tavole di legno di tiglio, che misurano complessivamente 61,8 cm di altezza e 86,8 di base.
Se per le grandi tele di De Ferrari, quattro «Metamorfosi» e tre «Fatiche di Ercole», lo Stato nel 2012 era riuscito ad avere la meglio sul mercato, cosicché da poche settimane queste hanno uno spazio espositivo dedicato al primo piano ammezzato del palazzo, per il dipinto nordico non è andata altrettanto bene.

Pervenuto per via ereditaria dalla famiglia Balbi agli Odescalchi di Roma, seguendo cioè lo stesso iter del ben noto Caravaggio «Caduta di Saulo» anche per la provenienza, era stato offerto alla Galleria Spinola nel 2002 per un milione di euro.  «Ho seguito personalmente la trattativa, racconta la direttrice Farida Simonetti, riuscendo a spuntare la cifra di 700mila euro». Ma, dopo due anni di estenuanti pensamenti, e non prima di aver avviato il procedimento della notifica, lo Stato riesce a offrire solo la metà. Non abbastanza.

Nel novembre 2007 la tavola appare a un’asta di Christie’s a Roma, rimanendo però invenduta. La «stima a richiesta», ancora troppo alta per il mercato italiano, non trova un compratore. Con successive trattative private il capolavoro giunge nelle mani di un collezionista illuminato che, a patto di restare rigorosamente anonimo, propone di lasciarlo in comodato per più di un anno nel museo genovese che lo aveva così tanto desiderato. Qui sarà visibile fino alla fine dell’anno.

Oggetto dei desideri collezionistici anche in passato, il quadro ha una storia curiosa.
Già in antico erano rimasti folgorati dalle sua visionaria messinscena conoscitori, storiografi e viaggiatori, che lo registrarono tra i capolavori visibili nella quadreria di Francesco Maria Balbi, nell’omonima strada di famiglia che porta ancora il loro nome. Tramite il matrimonio con Barbara Ayrolo, in casa del Balbi giungono alcune opere importanti comprate dal cognato Agostino nella raccolta di Juan Alfonso Enríquez de Cabrera, «almirante de Castilla», a Madrid: il presunto Brueghel, il Caravaggio e pure una serie di arazzi su cartoni di Perin del Vaga.

Nel 1845 visita il sontuoso palazzo (oggi Facoltà di Lettere, civico 4) Gustave Flaubert. Sua la testimonianza più curiosa sul nostro quadro: «Darei un’intera collezione, e ancora 100.000 franchi, per poter avere quel quadro», scrive a un amico. La visionaria composizione ispira al francese un’opera che s’intitola proprio La tentation de saint’Antoine.

Al di là delle curiosità letterarie il quadro è stato ovviamente oggetto di studi per vagliarne l’attribuzione, come ha puntualmente ricostruito Gianluca Zanelli, conservatore a Spinola, in attesa che una giornata di studi in programma entro la fine dell’anno possa forse chiarirne la paternità.
Per il momento non resta che ammirarlo, e, nell’occasione, gustare anche la recente acquisizione di un disegno di Sebastiano Galeotti donato al museo da un gruppo di privati. Si tratta dello studio preparatorio per l’affresco con le «Nozze di Amore e Psiche» eseguito dal pittore toscano per la dimora abitata allora da Maddalena Doria nel 1734-36. Oggi è possibile ammirare il disegno in una vetrina sotto la volta, che si riflette con un gioco di specchi per una suggestiva visione simultanea.


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