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Mostre

Giochi di ruolo

Creo, curo e forse guarisco l’arte

Per sottrarsi alla dittatura dei curatori, sono sempre più numerosi gli artisti che ne assumono il ruolo in mostre proprie e altrui. E spesso sono proprio musei e biennali ad affidarsi a loro

Harald Szeemann a Documenta 5 nel 1972

Sedi varie. «Ho conquistato la libertà; ho salvato l’indipendenza dell’arte»: così Gustave Courbet, che si era definito «l’uomo più orgoglioso e arrogante di Francia», spiegò la sua decisione di non partecipare all’Esposizione universale del 1855, organizzata dallo Stato, proponendo invece un suo «Padiglione del Realismo» proprio davanti alla mostra, lungo gli Champs-Élysées. Per 20 soldi si potevano vedere 40 dipinti di Courbet proposti secondo il gusto dell’autore, senza l’intervento dei curatori «pubblici». Ma l’esposizione fu un flop. I visitatori non arrivarono mai, i critici quasi non la notarono e i prezzi d’ingresso vennero dimezzati. Non si può nemmeno definire la prima mostra curata da un artista. Jacques-Louis David aveva già allestito una rassegna delle sue opere nel 1799. Eppure, con il senno di poi, la mostra di Courbet, fu fondamentale. Fu, come scrisse lo storico dell’arte Yves-Alain Bois, «il primo segnale di avanguardia», la prima ribellione al potere ...
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(il testo integrale è disponibile nella versione cartacea)

Pac Pobric, da Il Giornale dell'Arte numero 349, gennaio 2015


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