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Il 2014 è stato un anno record: il timore è aver toccato il limite massimo

Crolla il petrolio, collassa il rublo: l’arte terrà?

Contro ogni aspettativa, il mercato dell’arte ha sconfitto la crisi mondiale iniziata nell’ottobre 2008 e non ha fatto che crescere e realizzare volumi mai visti prima. Durerà? Ma intanto gli artisti sono diventati macchine per produrre

New York. A fine 2014 il mercato dell’arte appariva in piena salute. Lo scorso anno è stato speso più denaro in arte contemporanea che in ogni altro periodo della storia e gli scambi hanno mantenuto un tasso di crescita costante. Ma sotto la superficie emerge il disagio per gli effetti che il mercato determina sull’arte che lo nutre.
«Il mercato si è mangiato l’arte, dice Robert Storr, rettore della Yale University School of Art. Ci sono ancora buoni mercanti consapevoli dei rischi e artisti capaci di dire di no. Ma siamo in una posizione pericolosa e la questione va posta».
Le aste di contemporaneo a novembre hanno fruttato l’impressionante cifra di 1,66 miliardi di dollari. Nonostante ciò, entrambe le case d’asta hanno perso i loro rispettivi chief executive officer subito dopo le vendite. Sotheby’s deve ancora annunciare il successore di Bill Ruprecht; Christie’s ha rimpiazzato Steven Murphy con Patricia Barbizet, da lungo tempo manager ...
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(il testo integrale è disponibile nella versione cartacea)

Charlotte Burns, da Il Giornale dell'Arte numero 349, gennaio 2015



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