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Dai mondiali alla Biennale di San Paolo

Parabens Brasil!

Un Paese dai grandi numeri, anche nel campo dell’arte contemporanea, che sta emergendo con importanti biennali e fiere d’arte, artisti di successo, musei, gallerie private, facoltosi collezionisti ed eccellenti accademie. Ma la crisi per il deficit e il disagio sociale rischiano di vanificare i traguardi raggiunti

Opera dello street artist Cranio.

Un Paese che ha i numeri

Concluso il Campionato del mondo di calcio, il Brasile, messo ko da una Germania vittoriosa su tutti i fronti, è già freneticamente al lavoro per organizzare i XXXI Giochi Olimpici in programma nell’agosto 2016 a Rio de Janeiro. Ma il Brasile non è solo sport, «futebol» (come dicono qui, dove si parla portoghese), carnevale, samba, spiagge, belle ragazze in tanga e caipirinha. Con i suoi otto milioni e mezzo di chilometri quadrati è il quinto Paese più vasto del mondo (ha una superficie doppia dell’Unione Europea) ed è quinto anche per numero di abitanti (circa 200 milioni nel 2014), oltre a essersi inserito al sesto posto (estromettendo l’Italia) nella top ten del Pil dell’economia mondiale (ma è solo 74mo per reddito pro capite) e a far parte dei Brics, l’acrostico che celebra i cinque Paesi in più forte crescita economica, con Russia, India, Cina e Sudafrica.
Avvalorando il principio che dove cresce la ricchezza s’incrementano anche le arti, il Brasile sta emergendo in ambito internazionale nel campo dell’arte contemporanea, con artisti di successo e tante gallerie presenti soprattutto a San Paolo e a Rio de Janeiro, con tre biennali internazionali d’arte contemporanea: oltre a quella celebre di San Paolo (cfr. articolo a p. 29), istituita nel 1951 e seconda per età soltanto a quella di Venezia, ci sono le Biennali del Mercosul, a Rio Grande do Sul, e di Curitiba. Ma ci sono anche due fiere d’arte contemporanea: una a San Paolo e una a Rio de Janeiro. ArtRio, la più giovane, inaugura la terza edizione il 10 settembre e per quattro giorni riunisce 106 gallerie nei 20mila metri quadrati del Pier Maua, mentre la decima edizione di SPArte, fiera nata nel 2005, si svolgerà dal 3 al 7 aprile 2015; ma sempre a San Paolo, dal 26 al 28 agosto, c’è appena stata PhotoImage Brasil, fiera specializzata in fotografia. A completare il sistema, il Paese può vantare ottimi musei e centri d’arte contemporanea, in particolare nelle città di San Paolo, Rio de Janeiro, Curitiba, Brasilia, Belo Horizonte e, last but not least, il rapido accrescersi del numero di facoltosi collezionisti. Senza dimenticare che un ruolo molto importante ha avuto in passato, e ha tuttora, la formazione artistica, svolta da quelle che un tempo erano le tradizionali Accademie di Belle Arti, oggi quasi tutte trasformate in facoltà universitarie, a cominciare dalla celebre Escola de Artes Visuais do Parque Lage di Rio de Janeiro, dove si sono formati tanti artisti di successo. Oggi, però, le istituzioni più prestigiose sono la Escola de Comunicações e Artes da Universidade de São Paulo e la facoltà paulista privata de Artes Plásticas della Fundação Armando Alvares Penteado; altrettanto importanti sono l’Instituto de Artes della Università di Campinas (Unicamp-Sp), il Centro de Artes dell’Udesc (Universidade do Estado de Santa Catarina) a Florianopolis e le facoltà di belle arti delle università federali degli Stati di Bahia, del Minas Gerais e del Rio Grande do Sul.

Arte do Brasil: bella storia
Con questi «numeri» il Brasile si sta emancipando da quella condizione di provincialismo culturale che l’ha visto subordinato alla vecchia Europa fino a tutto l’Ottocento. Emancipazione iniziata all’inizio del Novecento, quando inizia a formarsi una nuova e più autonoma cultura artistica brasiliana con pittori di qualità come Tarsila do Amaral (1886-1973), Anita Malfatti (1889-1964), Alfredo Volpi (1896-1988), Emiliano Augusto di Cavalcanti (1897-1976), Candido Portinari (1903-62) e valenti scultori come Maria Martins (1894-1973, amante di Marcel Duchamp e di Benito Mussolini ) e Bruno Giorgi (1905-93), entrambi in grado di recepire le novità delle avanguardie storiche europee adottando uno stile «modernista» che ben si rapporta, nel caso di Giorgi, all’architettura di Oscar Niemeyer (1907-2012), progettista di Brasilia, la capitale federale edificata dal nulla nel 1955. Ma è soprattutto la generazione successiva a segnare una svolta, quella degli astrattisti neo-concreti, attualmente in gran voga sul mercato con pezzi battuti in asta a milioni di dollari, come nel caso di Lygia Clark (1920-88, il MoMA di New York le ha dedicato un’ampia retrospettiva appena conclusasi) e di Sergio de Camargo (1930-90). Spazialista quest’ultimo, allievo di Lucio Fontana: un suo lavoro è stato top lot in un’asta di Sotheby’s a novembre 2013 toccando il record di 2,165 milioni di dollari («Untitled Relief n.° 21/52», bassorilievo bianco del 1964). Prova che è in atto una rivalutazione del Neo-concretismo, il movimento costituito oltre che dalla citata Lygia Clark, dagli artisti del Grupo Frente, Lygia Pape, Aluísio Carvão, Amilcar de Castro, Ivan Serpa, Abraham Palatnik, Hélio Oiticica, i quali tra 1950 e 1980 praticano una pittura e una scultura in sintonia con l’astrattismo europeo, sostenuti dal critico d’arte Mário Xavier de Andrade Pedrosa (Timbaúba 1900-81), il Greenberg del Brasile, che fu negli anni ’60 anche un acceso militante politico trozskista.

Parabens Brasil!

Col sorprendente parco d’arte ambientale di Inhotim, per certi aspetti simile alla Fattoria di Celle (Pistoia) del nostro Giuliano Gori, chiudiamo il Tour do Brasil. Un Brasile dove il 5 ottobre 2014 si vota per l’elezione del presidente della Repubblica, che è anche il capo del Governo. Speriamo in bene, perché scelte politiche sbagliate possono mettere in crisi questo grande e bel Paese, dove basta poco per aumentare il tasso d’inflazione e far tracollare l’economia, come successe negli anni ’80. Contro questa iattura s’era battuto dal 1995 al 2003 il presidente socialdemocratico Fernando Henrique Cardoso, che aveva rilanciato il Paese creando il Real e liberalizzando l’economia, riuscendo così ad abbattere i famigerati tassi d’inflazione a due zeri. Dopo di lui è arrivato Lula, il sindacalista presidente, che per molti aspetti ha vissuto di rendita proprio grazie alla preziosa eredità di buona politica economica lasciatagli da Cardoso. E così è stato anche per il successore di Lula, Dilma Vana Rousseff, le cui scelte populiste e filocastriste (il Brasile ha pagato la costruzione di un gigantesco porto all’Avana e ha assunto 12mila medici cubani per lavorare in Brasile) stanno mettendo in difficoltà l’economia di una nazione dalle grandi potenzialità. Potenzialità dovute non solo ai vasti territori agricoli (tra l’altro è il primo produttore di carne al mondo) e alle ingenti quantità di materie prime, ma anche allo spirito imprenditoriale della sua giovane popolazione, soprattutto quella del Sudest del Paese, abitato in prevalenza dai figli di emigranti tedeschi, italiani, polacchi che erano giunti qui alla fine dell’Ottocento. Segnali preoccupanti di un crescente disagio sociale ci sono purtroppo giunti dalle manifestazioni di piazza durante la Fifa World Cup. Un’opportunità che, a causa dell’aumento spropositato dei costi di costruzione o rinnovamento degli stadi di calcio, ha generato un forte deficit nel bilancio del Paese e tanto più ora, con l’avvicinarsi delle Olimpiadi, c’è il rischio che i costi per l’edificazione di impianti sportivi possano ulteriormente accrescere tale disavanzo, com’è successo in Grecia. Parabens Brasil! Auguri Brasile!

Guido Curto, da Il Giornale dell'Arte numero 345, settembre 2014


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