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Opinioni & Documenti

Che ve ne sembra dell' America?

La fiscalizzazione del vento

Il computer si emancipa e libera la fantasia

Il computer d’arte sta passando dalla fase preparatoria alla fase esecutiva come strumento di fantasia. In arte finora è stato usato per fare sembrare aggiornate le tradizioni moderne. Ora si sta emancipando e porta certi artisti a inventare direttamente in esso per generare forme e sensibilità che possono essere raggiunte solo tramite il computer. Alice Aycock (1946) era partita negli anni Settanta con installazioni architettoniche di materiali poveri da costruzione arrangiati senza funzionalità utilitaria in gallerie d’arte. Si è poi evoluta traversando vari amori estetici dalla civiltà delle machine alla poesia stralunata scritta vicino a progetti di edifici impossibili. Ora, fino a fine luglio, si possono vedere in Park Avenue sette grandi sculture in alluminio e fibra di vetro, dipinte in grigio chiaro. Ogni giorno si vedono operai che le puliscono per mantenere la freschezza della loro presenza. Si tratta della prima volta forse che vedo opere di scultura urbana che si integrano davvero con l’ambiente anziché rimanere appiccicate lì come rattoppi che sprecano bronzo o metallo o cemento o marmo.
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(il testo integrale è disponibile nella versione cartacea)

Lucio Pozzi , da Il Giornale dell'Arte numero 344, luglio 2014



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