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Ministro Franceschini, non stravolga così il sistema museale

Riceviamo e volentieri pubblichiamo:
Lettera aperta al ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo Dario Franceschini da Magnolia Scudieri, direttore del Museo di San Marco e dell'Ufficio e Laboratorio Restauri Soprintendenza Spsae e per il Polo della città di Firenze

Onorevole signor Ministro,
consenta a uno storico dell’arte che lavora nella Soprintendenza di Firenze ormai
da oltre trent’anni di esprimerle alcune riflessioni su aspetti della riforma del nostro
Ministero da Lei annunciata.
Le disfunzioni e le lacune riassunte nei cinque nodi che la riforma si propone di
risolvere sono sicuramente esistenti ed è positivo che si voglia affrontarle.
Forse, però, è necessario disegnare con attenzione il «come», capire bene cosa si
trova alla radice delle disfunzioni e a monte delle lacune e individuare i correttivi
adatti tenendo presente la specificità di ogni insieme culturale, che in Italia è molto
variegata, rispecchiando la composita storia culturale, artistica e politica di questo
Paese. Tale specificità oggi è assolutamente salvaguardata e rispecchiata dall’attuale
articolazione delle Soprintendenze. Dunque la prima difficoltà che si presenta a chi
pianificherà la riforma sta nel concepire un correttivo duttile che non risulti utile per
alcune realtà, ma inadatto per altre.
L’invito alla riflessione va particolarmente a quanto esposto al punto 4 della
proposta («verso un sistema museale italiano») che, nella forma sintetica in cui è
stato presentato, non chiarisce i termini della trasformazione e lascia adito a forti
preoccupazioni e perplessità.
Esse nascono dall’osservare l’intenzione di estrapolare la gestione di alcuni musei
statali, tre a Firenze (la Galleria degli Uffizi, la Galleria dell’Accademia, il Museo
nazionale del Bargello), da quella globale della Soprintendenza, che nella stessa
Firenze comprende altri 24 musei. Si tratta di realtà museali assai variegate per
tipologia di collezione, storia e dimensione, che costituiscono lo straordinario sistema
museale statale fiorentino e che rendono inimitabile la ricchezza di offerta culturale
della città.
La Soprintendenza si è adoperata al massimo per rendere la loro fruibilità
articolatissima e, oggi, vediamo affiancarsi alla fruizione «normale» dei musei una
notevole fioritura di eventi straordinari che allargano enormemente il panorama
dell’offerta con un calendario che garantisce la possibilità di una fruizione
complementare tra un sito e l’altro.
Il tutto si rapporta e si collega in completa armonia e collaborazione con le
iniziative culturali promosse o realizzate insieme, con ottima sinergia, dalla Regione
e da altri Enti, per diffondere la conoscenza delle «arti» e raggiungere vertici di
fruizione unendo la bellezza della singola disciplina (musica, arte, letteratura, danza,
teatro) a quella dell’ambiente e del luogo monumentale. Innumerevoli ormai le
collaborazioni con prestigiose scuole di musica, gruppi di musicisti, compagnie di
teatro e spettacolo, e le attività didattiche concertate con scuole di ogni genere.
Vorrei sottolineare, se mai ce ne fosse bisogno, che i musei fiorentini non sono
(come forse qualcuno ancora crede) luoghi ingessati, dediti solo a custodire
gelosamente e mostrare i capolavori che conservano, anche se credo che mettere al
primo posto la tutela, per un funzionario del Ministero dei Beni culturali, sia da
considerare un vanto e non una vergogna.
Siamo tutti convinti, e lavoriamo costantemente, perché i musei siano luoghi dove
l’intelletto umano possa sviluppare al meglio alcune sue potenzialità ricevendo
stimoli tanto in direzione umanistica quanto scientifica. Personalmente ritengo
trainante l’idea del museo come laboratorio intellettuale e intensissime sono le
collaborazioni attivate con atenei e istituti di ricerca italiani e stranieri. I risultati degli
studi e delle indagini compiute sui beni artistici sono spesso messe a disposizione del
pubblico con supporti didattici e moderne tecnologie multimediali, venendo a
costituire un polo di attrazione per i visitatori.
Sappiamo bene che il nostro compito primario, dopo quello della tutela, che
permetterà di trasmettere questo patrimonio a chi verrà dopo, è quello della
valorizzazione, e l’altissimo numero di iniziative di ogni genere in tal senso portate
avanti dalla Soprintendenza con vari partner lo testimonia. L’obiettivo primario che
ci siamo dati nell’ambito della valorizzazione è quello della ricerca di modalità
sempre più efficaci per avvicinare il pubblico alle opere d’arte, facilitandone la
comprensione, l’inserimento nel loro contesto storico, il collegamento con
l’ambiente, la città, gli artisti.
A Firenze, però, i musei non sono isole separate. La loro storia è unita e le loro
attuali realtà espositive sono rami di uno stesso albero che sarebbe inopportuno e
poco proficuo separare. La Città degli Uffizi che Luciano Berti tratteggiò
mirabilmente nel 1982 in una mostra asciutta quanto efficace è una realtà vera, allora
come ora, che non merita di essere ignorata né tantomeno frammentata.
Il Polo museale della città di Firenze rispecchia e interpreta pienamente questa
realtà culturale, prima che museale e territoriale, dove si intersecano e si
corrispondono aggregazioni diverse. L’una trae vantaggio dall’altra e l’interscambio
è continuo e vitale, sia nella gestione che nella valorizzazione.
Per incentivare quest’ultima, migliorare le disfunzioni e riempire le lacune (che
sicuramente ci sono) non abbiamo bisogno di frammentare ulteriormente la dirigenza
e la gestione, bensì di essere supportati da risorse umane, che vanno sempre più
assottigliandosi per il mancato ricambio, qualificate e specializzate nei vari settori di
attività, e di vedere attuata la piena autonomia gestionale di questa Soprintendenza,
senza i vincoli amministrativi che ne limitano la progettualità.
Individuare e isolare all’interno di questa organizzazione, che riesce a mantenere
la sua efficienza solo grazie ai vantaggi di una struttura gestionale unica, alcuni
«mostri sacri» e separarne le gestioni dal resto, oltre a rappresentare una violenza
storica, non sarebbe utile né a mantenere vitale questa particolare identità fiorentina
di museo diffuso, né alla sopravvivenza delle realtà museali «minori», 
impossibilitate a mantenere gli standard attuali se tenute fuori dalla gestione unitaria
di tutti i Musei, né alla tutela e alla valorizzazione del territorio fiorentino, cui le
collezioni museali sono collegate, e neppure alla vita dei «grandi musei».
Sappiamo bene che, per sopravvivere, le splendide 27 entità museali di Firenze e il
loro territorio hanno bisogno di far parte di un sistema museale e attingere alle risorse
messe in comune, prodotte perlopiù dalla Galleria degli Uffizi e dalla Galleria
dell’Accademia. Tutti, anche i grandi musei, per vivere, hanno bisogno del sistema
museale: comuni sono i servizi che fanno funzionare il tutto, dall’amministrazione al
personale di custodia, ai tecnici, ai conservatori. Se si separano le gestioni, il
problema della carenza ormai cronica di personale, si acuirebbe mettendo in crisi
l’organizzazione generale che sopravvive grazie ad un continuo mutuo soccorso tra
un museo e l’altro.
Firenze è un esempio di museo diffuso tra i più vasti e ricchi, amati e apprezzati in
tutto il mondo e l’attuale modello organizzativo della Soprintendenza lo sostiene e lo
fa vivere.
Forse è bene riflettere prima di stravolgerlo.


Magnolia Scudieri
Direttore del Museo di San Marco e dell’Ufficio e Laboratorio restauri della
Soprintendenza SPSAE e per il Polo museale della città di Firenze

Magnolia Scudieri, edizione online, 21 luglio 2014



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