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Baghdad in pericolo

Iracheni, «fate da scudo»

Il Museo archeologico, saccheggiato dopo la caduta di Saddam nel 2003, dovrebbe riaprire a breve. Ma l’Iraq è di nuovo in guerra, minacciato dai jihadisti

L’ingresso, danneggiato nel 2003, del Museo archeologico di Baghdad

Baghdad. Undici anni dopo i giorni convulsi della caduta del regime di Saddam Hussein, in quel drammatico aprile 2003, quando fu saccheggiato e devastato dalla furia dei vandali, il Museo archeologico di Baghdad si sta preparando a riaprire le porte al pubblico. L’apertura «si dice ormai imminente», scriveva il quotidiano francese «Le Monde» il 5 giugno scorso. «Il direttore del museo, Qaïs Hussein Rashid, si prepara a dare l’ultimo tocco ai preparativi per la riapertura», si legge. In quei giorni traumatici del 2003, 15mila reperti archeologici finirono nelle mani dei saccheggiatori. In tre giorni di razzie migliaia di opere andarono in frantumi. Da allora un terzo degli oggetti trafugati, circa 5mila, sono stati ritrovati grazie a una vera e propria caccia al tesoro lanciata in tutto il mondo. Tra i pezzi tornati a Baghdad, reperti di immenso valore come la statua acefala in rame di Basedki, del 2250 a.C., o ancora una statua del dio sumero Entemena, ritrovata a Lagash, nel Sud dell’Iraq.
Il museo, nel quartiere di Karkh, considerato uno dei più importanti al mondo per l’arte e la storia dell’antica Mesopotamia, esponeva 200mila oggetti, tra bassorilievi assiri, statue di età sumera e capolavori in oro venuti alla luce durante gli scavi dell’antica Ninive. Nel 2009 è stato lanciato il Virtual museum of Iraq, un progetto curato dal Cnr italiano, per rendere accessibili su internet i tesori iracheni. Importanti lavori di ristrutturazione sono stati compiuti anche grazie al contributo degli esperti italiani (in particolare, il Centro ricerche archeologiche e scavi di Torino; cfr. n. 287, mag. ’09, pp. 44-45) e alle missioni dell’Unesco. Nel febbraio del 2009 il museo è stato parzialmente riaperto con poche sale e solo per un pubblico selezionato, prevalentemente scuole e studiosi. Per il 2014 si attendeva dunque l’apertura definitiva. Ma l’Iraq è di nuovo senza pace dal 9 giugno scorso, giorno segnato dall’offensiva qaedista nel centro e nel nord del Paese, poi estesasi verso le aree occidentali e la frontiera con la Siria e la Giordania. Il museo potrà riaprire anche in queste circostanze? All’Unesco sono molto scettici. L’ufficio di Baghdad, ci informano, è stato di recente evacuato ad Amman. Il 17 giugno da Parigi è scattato l’allarme: «Lancio un appello a tutti i responsabili perché venga evitata ogni forma di distruzione del patrimonio culturale, e in particolare dei siti religiosi. La loro distruzione intenzionale è un crimine di guerra e un duro colpo all’identità e alla storia del popolo iracheno», ha osservato Irina Bokova, direttore generale dell’agenzia delle Nazioni Unite che ha sede a Parigi. Al popolo iracheno ha chiesto «di fare da scudo» per proteggere i tesori del Paese, una «testimonianza unica dell’umanità, delle origini della nostra civiltà e della coesistenza inter-etnica e inter-religiosa». Pochi giorni dopo, il Comitato del patrimonio mondiale, riunito a Doha, in Qatar (cfr. articolo a p. 7), ha iscritto nel suo registro la cittadella di Erbil, nel cuore della capitale del Kurdistan iracheno, a meno di 80 km da Mosul, caduta a sua volta in mano ai jihadisti. Si tratta di miliziani di un gruppo terrorista, l’Isis (Stato islamico dell’Iraq e del Levante) molto attivo anche nella vicina Siria, dove altri siti archeologici di fondamentale importanza sono a rischio, tra cui la Cittadella di Aleppo. La situazione è ovviamente molto incerta e in continuo divenire.

Luana De Micco, da Il Giornale dell'Arte numero 344, luglio 2014


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