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La mostra di Celant a Milano

Quanto guadagnano i curatori delle mostre nel mondo

In una verifica internazionale, non risulta alcun compenso paragonabile a quello elargito da Expo 2015

Londra. Lo sbalordimento dev’essere stato comune, tra la gente dell’arte, alla notizia che Germano Celant per curare un padiglione all’Expo 2015 riceverà 750mila euro. L’entità del compenso e l’incredulità che ha suscitato inducono a chiedersi quanto vengano pagati, di solito, i curatori per organizzare biennali e rassegne internazionali di ampio respiro. Abbiamo interpellato una quarantina di curatori internazionali e di organizzatori e il risultato della nostra inchiesta indica che le biennali di solito assegnano ai migliori curatori meno di un sesto dell’onorario di Celant. 
La sua mostra è solo una delle decine di padiglioni dell’esposizione universale che Milano ospiterà dal prossimo maggio e sarà incentrata sul rapporto tra arte e cibo. Un portavoce dell’Expo difende il cospicuo cachet: Celant, dice, lavora da tre anni alla mostra e parte della somma servirà a remunerare otto (!) assistenti non precisati.
Curare una biennale da free lance è un lavoro di altissima visibilità ma relativamente nuovo, come occupazione pagata. Ed è anche un’attività avvolta dalla segretezza: molte delle biennali contattate per la nostra inchiesta hanno declinato l’invito a commentare i dati che abbiamo raccolto. Dati dai quali si desume che gli stipendi dei «top curators» incidono tra l’1 e il 5% sul bilancio totale di una biennale.
Stando a un organizzatore di festival, negli ultimi dieci anni alcuni compensi si sono decuplicati. Sul compenso si può trattare, a volte anche moltissimo. «Qui non stiamo parlando di un ambito in cui si può dire “un vicepresidente guadagna tot e un maestro di scuola prende tot”», osserva András Szántó, consulente museale. Alcuni curatori di biennali, infatti, lavorano a tempo pieno in un museo, altri invece sono liberi professionisti. Alcune organizzazioni rimborsano le spese di viaggio e altri costi, oppure offrono benefit non monetari, come per esempio un appartamento sul posto; altre no. E dal momento che la maggior parte delle biennali dipendono da finanziamenti misti, pubblici e privati, gli stanziamenti oscillano a seconda del mutare del clima politico e dell’agenda degli sponsor.
I curatori di grandi manifestazioni di alto profilo come Documenta, la Biennale di Venezia e la Biennale di Gwangju, sono, come prevedibile, i meglio pagati. Secondo la nostra inchiesta, i curatori della Biennale di Venezia guadagnano 90mila euro circa all’anno; il totale varia da 120mila a 180mila, a seconda del tempo di cui dispongono per prepararla. Per la Biennale di Gwangju, la cui organizzazione comporta un lavoro di un paio di anni, il compenso dovrebbe oscillare tra i 100mila e i 150mila euro.
Roger Buergel, tra gli organizzatori dell’edizione del 2007 di Documenta a Kassel, dice che la retribuzione del direttore artistico di Documenta (una rassegna che si svolge ogni cinque anni, richiede almeno tre anni di preparazione e ha un budget presunto di 25 milioni di euro) è equiparabile grosso modo a quella di un professore ordinario d’Università, ovvero circa 100mila euro annui. Salvo poche eccezioni, molto ben remunerate, abbiamo appurato che la maggior parte delle biennali di media grandezza paga compensi equivalenti a un anno di stipendio di un curatore di museo (ma l’impegno richiesto, in compenso, va da uno a due anni). Una ricerca pubblicata nel 2012 dall’American Alliance of Museums rende noto che un vicecuratore prende intorno ai 30mila dollari annui, mentre un curatore capo arriva a guadagnarne oltre 100mila. Secondo le cifre fornite dalle istituzioni interpellate, lo stipendio d’ingresso di un curatore in un museo nazionale britannico parte dalle 23.360 sterline circa (più di 29mila euro) della Tate fino alle 27.089 sterline (quasi 34mila euro) del British Museum. Un curatore con maggiore anzianità di servizio può sperare in una retribuzione che arriva a toccare le 60mila sterline (75mila euro).
Tra gli eventi che con ogni probabilità riconoscono un compenso paragonabile a quello di un vicecuratore o di un curatore (i rappresentati delle rassegne interessate non hanno voluto rivelare i dettagli degli stipendi dei rispettivi curatori) figurano la Biennale di Istanbul, la Biennale di Berlino, la Biennale di Taipei e Manifesta. «I compensi corrisposti per la curatela di una biennale probabilmente sono di gran lunga più bassi di quanto si creda, in parte perché i curatori sono davvero motivati a farle... perché ci consentono di far espandere le nostre idee su vasta scala e perché possono imprimere una spinta importante alla reputazione individuale», osserva Dan Cameron, che ha curato l’edizione 2003 della Biennale di Istanbul. Un appuntamento biennale di alto profilo, per quanto in sé forse poco redditizio, in futuro può tramutarsi in ben pagate opportunità di tenere conferenze, fornire consulenze o pubblicare. Resta il fatto, comunque, che «le persone più importanti per l’esistenza stessa di una biennale, quelle responsabili di tutti i suoi contenuti creativi, vale a dire gli artisti e i curatori, spesso sono quelle pagate peggio», fa notare Katerina Gregos, tra le organizzatrici di Manifesta nel 2012.
I nomi più noti, spesso e volentieri maschili, tendono a disporre dei compensi più cospicui. «Come per la maggior parte dei settori economici anche tra i professionisti molti sono o decisamente strapagati o decisamente malpagati», rileva l’ex curatore di una biennale. «Sostanzialmente è una questione di necessità contro cupidigia, con le istituzioni che puntano al ribasso con curatori seri ma dalla scarsa esperienza di contrattazione mentre in realtà preferiscono quelli ansiosi di incassare e pronti a vendersi l’anima al prezzo più alto».
Molti concordano sul fatto che un compenso adeguato è fondamentale per garantire l’indipendenza di un curatore. La posta in gioco è alta per tutti i soggetti coinvolti: la presenza di un artista in una data biennale può avere un effetto notevole sulla sua valutazione di mercato, mentre la prestazione di un curatore free lance può tradursi, oppure no, nella possibilità di assicurarsi il prossimo incarico. Un compenso scialbo «è il motivo per cui i curatori fanno un progetto per avere il progetto successivo», rileva Roger Buergel. «Questa sintesi perfetta fra la ruota del criceto e la vita frenetica provoca l’assoluta conformità che oggi caratterizza la preparazione di una biennale».
Non sorprende che la maggior parte dei curatori affermi di occuparsi di biennali non certo per denaro (uno addirittura ha ricordato di aver speso più di quanto avesse guadagnato: per finire una mostra ha dovuto farsi prestare i soldi dal padre). Jessica Morgan, curatrice della Biennale di Gwangju 2014, osserva: «Alla fine della giornata arrivi a un certo punto in cui ti senti talmente coinvolto che faresti di tutto perché le cose accadano proprio come tu vuoi vederle accadere».

Julia Halperin e Gareth Harris con i corrispondenti di The Art Newspaper, da Il Giornale dell'Arte numero 344, luglio 2014


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