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Pompei rischia il «discredito planetario»

Soltanto 18 mesi alla scadenza dei fondi Ue. Ce la faremo?

Poteri speciali per accelerare i lavori, in deroga al Codice degli appalti. E si evocano gli spettri di Expo, Mose, L’Aquila... «Dobbiamo soprattutto fare gare trasparenti», dice il soprintendente Osanna. E il generale Nistri ha un compito delicato (e pericoloso)

Un affresco del tablino con Venere e Marte, nella domus di Marco Lucrezio Frontone, una delle ultime restaurate e inaugurate a Pasqua

Pompei (Na). Il successo del Grande Progetto Pompei resta incerto: si farà in tempo a spendere i 105 milioni cofinanziati dalla Ue entro la fine 2015? Se non sarà così, i soldi andranno perduti e il «caso Pompei» getterà sull’Italia un discredito planetario. Il rischio che i ritardi siano ormai irrecuperabili è alto. Forse non basterà il decreto legge del 31 maggio 2014 che concede poteri speciali al generale Giovanni Nistri, direttore generale del Grande Progetto, per agire più in fretta. Potrà decidere in autonomia, con ampie deroghe al Codice degli appalti pubblici in materia di affidamento ed esecuzione dei lavori di messa in sicurezza e restauro, con diversi passaggi burocratici «semplificati» o semplicemente aboliti. Restano in vigore i necessari controlli «speciali» di legalità per contrastare la camorra degli appalti, ma Nistri dovrà raddoppiare le cautele. Pesano ancora le conseguenze della gestione fallimentare del commissario straordinario per Pompei Marcello Fiori (tra 2008 e 2010), rinviato a giudizio il 10 giugno scorso per gli appalti da 6 milioni di euro che hanno sfregiato il Teatro Grande (riaperto a fine giugno per la stagione estiva). Vengono anche evocati i casi eclatanti di Expo, Mose, L’Aquila. Impossibile abbassare la guardia.
Massimo Osanna, soprintendente archeologo, a Pompei da tre mesi, sta affrontando la situazione con pragmatico ottimismo ma ammette: «Il ritardo c’è. Lo sappiamo e stiamo cercando di rimediare. Nel decreto legge del Governo una serie di punti servono a snellire le procedure che pesano in tutte le fasi degli appalti. I maggiori ritardi riguardano la progettazione e la possibilità di aprire i cantieri, che poi durano oltre un anno e quindi devono partire al più presto per essere conclusi entro il 2015. Del resto, pur facendo miracoli, qualunque gara può bloccarsi anche al momento dell’aggiudicazione, come sta succedendo per la “Regio VII”: il ricorso della ditta arrivata seconda alla gara è stato accolto dal Tar. Quindi la cosa slitta a ottobre, al di là di qualunque accelerazione si possa mettere in campo».
Dopo le forti critiche arrivate da ogni parte ai poteri speciali del generale Nistri, non è certo che questi vengano confermati quando, entro fine luglio, il decreto sarà convertito in legge dal Parlamento. Osanna conferma che le regole vengono comunque rispettate: «Stiamo seguendo, dice, le norme previste dal Codice degli appalti. Infatti la “rendicontazione” è quella europea, e quindi le gare devono svolgersi secondo le leggi europee. Del resto, i poteri “commissariali” non sono in grado di risolvere i nostri problemi, anche perché non possiamo fare affidamenti diretti, ed è un bene visto che sono proprio quelli che hanno creato problemi con la passata gestione commissariale. Dobbiamo soprattutto fare gare trasparenti». Fra poco, con grave ritardo, l’ importante ruolo di «stazione appaltante« per i lavori del Grande Progetto passerà dal soprintendente Osanna al generale Nistri. «La nuova struttura del direttore generale sta nascendo, conferma Osanna, anche se con fatica». Si tratta dei venti funzionari dello Stato che dovranno formare lo staff operativo di Nistri, previsto dal Grande Progetto Pompei: architetti, tecnici, ingegneri e amministrativi. «È stato un vero problema, spiega Osanna, perché una volta scelti i funzionari, diverse amministrazioni pubbliche non hanno dato il nulla osta al loro distacco. I ritardi sono di mesi. Ma nel nuovo decreto legge, quello del 31 maggio, è previsto che il distacco non possa più essere bloccato». Per completare lo staff mancano ancora i cinque consulenti previsti dal Grande Progetto (specialisti in urbanistica, economia, architettura, infrastrutture, materie giuridiche). Un altro «buco» nella struttura di comando si è aperto all’inizio di aprile con il ritorno del vice di Nistri, Fabrizio Magani, alla Direzione regionale dell’Abruzzo. La sostituzione a Pompei doveva essere immediata, invece il posto è ancora vuoto. Sempre per rispettare le scadenze del 2015, il decreto ArtBonus del 31 maggio prevede anche una nuova «segreteria tecnica di progettazione»: 20 professionisti, assunti come collaboratori per 12 mesi (da rinnovare) «per le attività progettuali e di supporto»: architetti, archeologi, geologi, ingegneri. Ma arriveranno a fine estate. Altri 50 giovani laureati potranno essere chiamati a un tirocinio di 6 mesi (mille euro al mese, decreto Mibact del 16 giugno) per «interventi straordinari e urgenti legati a tutela, valorizzazione, fruizione del patrimonio culturale». Avranno bisogno di istruzione e formazione. Con questi arrivi, il personale del Grande Progetto sarà al completo, ma ci vorrà tempo. C’è stata finora grande enfasi sulla struttura del direttore Nistri ma alla Soprintendenza di Pompei continua a mancare un ingegnere strutturista e soprattutto un dirigente amministrativo, specialista in contratti, appalti, contenzioso legale, essenziale al funzionamento degli uffici. Una situazione insostenibile: «Grazie alla collaborazione del generale Nistri, conclude Osanna, mi posso rivolgere al suo staff».
Il Grande Progetto non è ancora a regime. Dei 105 milioni da spendere entro il 2015, quelli impegnati sono 40, e verranno spesi solo entro l’estate del prossimo anno. Procedono a fatica i progetti base: quelli della messa in sicurezza dell’area archeologica. Per il Piano della Conoscenza, ossia il monitoraggio di tutto il sito archeologico (8,2 milioni di euro) la gara è in corso. «Dovremmo riuscire a concludere l’appalto, diviso in 6 lotti, prima delle ferie di agosto, conferma Osanna. Da allora ci vorranno 10 mesi di lavoro. Intanto è partita la “linea 2” della Conoscenza che riguarda il Piano Idrogeologico». Poche novità per le domus: siamo ancora a cinque con lavori in corso o quasi ultimati, iniziati i restauri in altre due, «quelle di Loreio Tiburtino e, con qualche ritardo, di Paquio Proculo per la quale sono previsti 17 mesi di lavoro che speriamo di ridurre. È partita intanto la messa in sicurezza della Regio VI, dove si trovano le domus più famose, mentre stanno per cominciare i lavori nella Regio VIII. Per entrambe è stato necessario un lavoro complesso di monitoraggio perché manca sempre il Piano della Conoscenza». La manutenzione è ancora «straordinaria», affidata cioè ad appalti esterni. Quella ordinaria, con i pochissimi dipendenti interni rimasti, è quasi ferma. Osanna racconta la vicenda degli 8 operai rimasti a Pompei. «Con loro, in due settimane, abbiamo fatto una bella pulizia, ridipinto i cancelli, tolte transenne inutili: via dell’Abbondanza ha cambiato aspetto. Ma poi i sindacati mi hanno intimato che gli operai-restauratori non possono svolgere quei lavori, che un operaio è allergico e non può lavorare all’aperto, che un altro ha dei permessi per disabilità. Insomma, per la manutenzione ordinaria sono costretto a ricorrere ad appalti esterni».
Un’altra grana per Osanna è la sorveglianza, a causa della cronica penuria di custodi (oggi ridotti a 138), aggravata negli ultimi anni. Servono aumenti di organico e riorganizzazione del lavoro, problemi che dal 2001 non vengono risolti. Nelle ultime settimane più volte migliaia di turisti hanno trovato i cancelli chiusi: gli scavi sono in ostaggio di scioperi e assemblee dei piccoli sindacati locali, ora sconfessati duramente da Cisl e Cgil. Per evitare nuove improvvise serrate, Franceschini ha deciso che i siti culturali saranno inclusi nella lista dei «luoghi pubblici essenziali» così che «in casi eccezionali» si potrà precettare il personale. Entro luglio dovrebbero arrivare almeno una trentina di custodi avventizi dipendenti di Ales, la società di servizi del Mibact. Con loro si potranno aprire ai turisti una decina di domus, visitabili ma chiuse. Osanna è anche impegnato a risolvere un vecchio problema più volte denunciato soprattutto dall’Osservatorio patrimonio culturale di Antonio Irlando, che da anni si occupa dei problemi di Pompei: una serie di opere, costate milioni di euro, che non hanno mai funzionato. «Questo è il mio primo cruccio, spiega il soprintendente. Dopo tre mesi sto ancora cercando di capire perché alcune opere sono bloccate. Per esempio l’ingresso di Porta Anfiteatro. Mi avevano detto che bastava riprendere i lavori. Invece le cose sono complicate: burocrazia, ditte che non esistono più, scelte fatte molti anni fa che andrebbero cambiate. E poi c’è il problema dell’Antiquarium. L’ho fatto ripulire: era già arredato ma in abbandono. È in corso un contenzioso con le ditte alle quali il commissario Fiori aveva concesso la realizzazione e la gestione della struttura. Aspetto la sentenza del Consiglio di Stato. Dopo, in breve tempo, intendo aprirlo». Sono interventi che potrebbero migliorare di molto la percezione della meravigliosa città antica.
L’impegno della nuova struttura responsabile della Soprintendenza e del Grande Progetto Pompei è forte, sorretta dalla volontà del Governo di rispettare gli impegni presi. Comunque l’affanno è visibile, le contraddizioni evidenti. «I problemi derivano dalla scelta iniziale, conclude Osanna. Era anomalo pensare che in tre anni e mezzo una struttura in formazione come la nostra potesse spendere 105 milioni per sistemare i problemi di una città come Pompei. Non si tratta di un unico cantiere ma di una quantità di progetti complessi e diversi. Siamo in un contesto delicatissimo e ogni scelta condizionerà il futuro del sito».

Edek Osser, da Il Giornale dell'Arte numero 344, luglio 2014


  • Il soprintendente Massimo Osanna, il ministro Dario Franceschini e il generale Giovanni Nistri

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