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Firenze

Ma quasi tutti tifano Bradburne

In otto anni ha riqualificato Palazzo Strozzi e organizzato mostre di alto livello. Tuttavia ora c’è chi vorrebbe limitare il suo rinnovo. Perché?

James Bradburne, dal 2006 a Strozzi, confermato solo fino a maggio 2015

Firenze. James Bradburne, direttore artistico della Fondazione Palazzo Strozzi (Fps) è stato riconfermato fino a maggio 2015. Il Consiglio di amministrazione sta però vagliando in questi mesi i possibili altri candidati alla direzione (senza averlo avvertito, ha ingaggiato per la ricerca i cacciatori di teste della Saxton Bampfylde, Ndr). Tra questi potrebbe esserci lo stesso Bradburne, ma nulla è certo. Indubbi sono i suoi meriti nell’incarico svolto dal 2006, assunto proprio per individuare una missione e una visione strategica che guidassero la Fondazione: la grande visibilità acquisita dall’istituzione in campo nazionale e internazionale, la credibilità sul piano curatoriale e scientifico e l’ottima reputazione di sicurezza per le opere (qualità, questa, indispensabile per un’istituzione che realizza mostre senza avere una collezione propria). Palazzo Strozzi, inoltre, in questi ultimi otto anni è stato restituito alla città: da luogo rinascimentale severo e un po’ oscuro, benché sede di prestigiose biblioteche e centri di studio (Vieusseux e Centro di studi sul Rinascimento), è divenuto un vero fulcro della vita cittadina. Il suo cortile, con caffè e bookshop, è stata una piazza urbana dinamica, anche grazie al Centro di Cultura Contemporanea Strozzina, diretto da Franziska Nori. Grande paladino del valore educativo dell’arte, Bradburne si è sempre battuto per la qualità dei programmi didattici, soprattutto quelli rivolti ai bambini (ispirati da «Reggio Children» di Carlina Rinaldi), ma non solo, e molti sono gli strumenti pensati per stimolare in maniera intelligente il visitatore, seguendo un metodo di apprendimento informale, che stimoli gli utenti ad acquisire una maggior consapevolezza del patrimonio culturale fondato sui valori della creatività, quindi incuriosendoli, emozionandoli. Come espresso anche nel suo libretto abc di Palazzo Strozzi, Bradburne ha inteso seguire la filosofia dell’«ascolto visibile» che consiste nell’invitare nuove voci negli spazi della cultura e dar loro visibilità, operando quindi scelte prima di tutto etiche nei confronti del pubblico. Bradburne sostiene che «l’arte non è radioattiva e che la gente non viene contaminata semplicemente esponendosi alla cultura»: quindi visitare male non ha senso, come pure non significa nulla l'informazione senza conoscenza. «Ho proposto che la Fondazione Palazzo Strozzi avesse una duplice missione: portare a Firenze eventi di qualità e di respiro internazionale e restituire il palazzo alla città, spiega. Nel primo caso per riconsegnare ai fiorentini uno spazio pubblico importante in una città in cui i residenti si sentono presi d’assalto dal turismo di massa; nel secondo per incoraggiare il turismo di qualità a tornare a Firenze o a fermarsi più a lungo, generando un notevole impatto economico sul territorio. Questo passaggio da un’economia basata sul turismo mordi e fuggi a una basata sul turismo ripetuto è stata battezzata il “nuovo Rinascimento” fiorentino (termine coniato nel 2007)».  Il progetto di Palazzo Strozzi nel suo complesso ha caratteri veramente sperimentali per l’Italia, che rappresentano tuttavia anche il suo punto debole. Infatti, com’è ovvio, nei momenti di crisi anche i numeri contano e non sempre le mostre, pur di notevole livello, hanno fatto il boom che la Fondazione avrebbe sperato. La Fondazione è composta da Comune, Camera di Commercio e soci fondatori (Bank of America Merrill Lynch, Bnl Gruppo Bnp Paribas, Findomestic, Fingen, Gucci, Intesa Sanpaolo, Ntv Italo, Saatchi & Saatchi, Salvatore Ferragamo, Rocco Forte Hotels, The Boston Consulting Group), oltre a soci sostenitori e soci membri. Certo, potremmo chiederci se investendo il budget nell’acquisto di pagine pubblicitarie sui principali giornali, piuttosto che in altre forme di comunicazione, scegliendo per i manifesti delle immagini forse più banali, ma note all’immaginario collettivo, i numeri si sarebbero alzati. Resta il fatto che il turista medio non viene a Firenze per vedere le mostre, come va invece a Brescia, Treviso, Forlì o anche Bologna, dove si è da poco conclusa la mostra con la «Ragazza con l’orecchino di perla» di Vermeer (e qualcuno a Firenze ha messo a confronto i 342mila visitatori bolognesi con i risultati della mostra «La Primavera del Rinascimento» che, lo scorso anno, si è fermata a 95mila ma ha poi avuto un significativo successo nella sua successiva tappa al Louvre). Ma a Firenze di feticci ce ne sono già molti, troppi, dagli Uffizi all’Accademia, e il turismo punta prima di tutto su quei musei, soggiornando il più breve tempo possibile in una città costosissima. Palazzo Strozzi peraltro è in piena zona pedonale, preclusa ai grandi bus.
Bradburne invita a riflettere sui numeri. Palazzo Strozzi ha generato 16 milioni di euro di spesa all’anno, che hanno avuto un forte impatto sull’economia locale: diretta (spese sostenute da coloro che visitano le mostre) e indiretta (spese effettuate dalla Fondazione). A questi 16 se ne sono sempre aggiunti altrettanti, creati da iniziative sul territorio: nel 2013, ad esempio, il totale di spesa generata è stato di circa 30 milioni di euro. «Palazzo Strozzi è ormai conosciuto a livello internazionale quanto lo era Palazzo Grassi negli anni Ottanta, dice Bradburne. In 8 anni, la Fondazione Palazzo Strozzi non ha mai sforato il budget a disposizione, e ogni anno dal 2008 (a eccezione del 2013, quando la Provincia ha ridotto il suo finanziamento) Palazzo Strozzi ha risparmiato centinaia di migliaia di euro ogni anno». Non si può in effetti non valutare come dal 2011 siano state messe tutte a rischio proprio le tre condizioni che hanno garantito il successo del progetto di Palazzo Strozzi, ovvero la governance pubblico-privata, gli impegni triennali da parte dei soci fondatori e infine la parità tra finanziamenti pubblici e privati. «Il Consiglio, essendosi ritirata la Provincia, ha visto la presenza di soli sei membri per oltre un anno, i soci fondatori hanno diminuito il loro contribuito di circa 1,1 milioni di euro rispetto al 2006, cosicché ora le fonti private superano notevolmente le fonti pubbliche, ma anche una diminuzione del bilancio complessivo annuale e la necessità di ridurre i costi delle mostre». Nondimeno «le mostre “Pontormo e Rosso Fiorentino” e “Picasso e la modernità spagnola” (che aprirà il 20 settembre) genereranno più di 3 milioni di euro in vendita di biglietti e sponsorizzazioni», conclude Bradburne, auspicando che le condizioni favorevoli iniziali vengano ripristinate quanto prima: il suo staff sta lavorando proprio a un modello di business sostenibile da presentare al prossimo Cda. Tra le mostre che Bradburne ha già in programma per il 2015 spicca quella dedicata ai «Bronzi del mondo ellenistico» (14 marzo-21 giugno), a cura di Jens Daehner e Kenneth Lapatin, ideata da Palazzo Strozzi e organizzata con il Getty Museum di Los Angeles (dove sarà esposta dal 28 luglio al 7 novembre 2015) e la National Gallery of Art di Washington (6 dicembre 2015-13 marzo 2016), in collaborazione con la Soprintendenza per i Beni Archeologici della Toscana. Dal canto suo, l’economista Lorenzo Bini Smaghi, presidente della Fondazione, conferma la totale stima per la direzione di Bradburne: «Siamo partiti insieme e abbiamo creato qualcosa di unico in Italia; io credo che la città lo apprezzi e qualsiasi scelta futura del Consiglio sarà compiuta nella linea di ciò che è stato compiuto finora». Tiene soprattutto a sottolineare, smentendo le voci che serpeggiano su nomi vicini al Comune di Firenze (il neosindaco Dario Nardella ha vinto al primo turno le amministrative del 25 maggio scorso), che «le decisioni future del Consiglio non sono legate alle polemiche cittadine: noi siamo dei professionisti che, già nel 2006, all’epoca in cui fu scelto Bradburne, si erano affidati a dei cacciatori di teste, in ambito internazionale. La nostra valutazione si basa solo su questi criteri». E la Camera di Commercio che cosa ne pensa? «James Bradburne ha portato quello spirito anglosassone che ha aperto anche fisicamente le porte di Palazzo Strozzi, annota uno dei membri del Cda in quota Camera di Commercio, l’editore Mario Curia (membro del consiglio direttivo di Confindustria con delega all’Expo, presidente di Maggio Formazione). Non spetta a me definire l’indirizzo che dovrebbe seguire la Fondazione, ma se Bradburne dovesse lasciare, credo che una certa continuità a Palazzo Strozzi, come in tutte le istituzioni culturali, sia elemento imprescindibile». Notevole è poi la stima espressa da chi è a capo delle principali istituzioni cittadine, come la soprintendente Cristina Acidini: «Ho contribuito alla selezione che indusse la Fondazione Palazzo Strozzi a individuare in James Bradburne il direttore generale, e sono ancora convinta sostenitrice di quella scelta. Bradburne ha messo al servizio dell’attività di Fps energia, fantasia, esperienza e una vasta rete di conoscenze, attraendo sponsor importanti. Forse la sua indipendenza dalla politica innervosisce: spero che non diventi vittima dello spoil system». Il direttore della Galleria degli Uffizi Antonio Natali (che ha curato, con Carlo Falciani, due mostre molto visitate, quella di Bronzino e quella di Pontormo e Rosso, che chiude il 20 luglio) sottolinea come Bradburne abbia «saputo contemperare due esigenze, quella di mostre di attrazione per il pubblico, sul Rinascimento soprattutto, ma anche mostre su argomenti meno noti, come gli “Americani a Firenze” o l’“Avanguardia russa tra la Siberia e l’Oriente”. Un programma che non ha mai seguito la scorciatoia del sicuro successo economico, con l’esibizione di feticci alimentati dalla peggiore industria culturale». La peculiarità del «metodo Bradburne» è apprezzata anche da Claudio Rosati (Icom Italia, presidente dei probiviri): «L’apertura del Palazzo ha coinciso con una relazione con il territorio che non ha eguali nella pratica dei luoghi della cultura in Toscana. Bradburne ha declinato in concreto la nostra tradizione di patrimonio diffuso con rimandi continui a collezioni, piccoli musei, istituzioni culturali. Ha tenuto alti rigore scientifico e mediazione con il pubblico. Un’impostazione del genere ha bisogno di tempi lunghi ed è auspicabile che il suo impegno possa proseguire». Forte stima esprime anche Leonardo Ferragamo (tra i soci fondatori): «Il lavoro di Bradburne a Palazzo Strozzi è stato semplicemente straordinario. Una perfetta sintesi di creatività, passione e professionalità. Viva sostenitrice della continuità d’incarico del direttore, uomo «sempre appassionato e vitale», Simonetta Brandolini d’Adda, presidente dell’Associazione Friends of Florence, suggerisce anche di concentrarsi meno sulle mostre di argomento rinascimentale (vista la concorrenza in città) e più su altre epoche. Intanto si continua a parlare della proposta di unire le forze di varie istituzioni insieme, formulata già durante la giunta Renzi dall’assessore alla Cultura Sergio Givone e ora ripresa dal neosindaco Dario Nardella, che ha, per ora, la delega alla cultura: «A Firenze abbiamo un patrimonio di società, fondazioni, enti e soggetti diversi che tra loro si occupano di eventi, cultura, promozione del territorio. Stiamo valutando l’ipotesi di un modello di partnership tra pubblico e privato, potrebbe chiamarsi Firenze Grandi Eventi, che possa diventare un soggetto unico di gestione per Fortezza da Basso, Palazzo dei Congressi, nuovo Teatro dell’Opera e Stazione Leopolda, se ci fossero le condizioni per poter acquisire quest’ultima. Questo sarebbe un primo passo fondamentale. Per la cultura nello specifico stiamo pensando non a una fondazione unica ma a un forte coordinamento tra diversi settori, dalle mostre alla prosa ai musei. Il contributo di Palazzo Strozzi sarebbe assolutamente prezioso. Conosco James Bradburne e ho avuto modo in questi anni di apprezzarne il lavoro e i positivi risultati ottenuti».

Laura Lombardi, da Il Giornale dell'Arte numero 344, luglio 2014


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