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Fotografia

Rencontres d'Arles: Grande Parade per François Hébel

La 45ma edizione del festival di fotografia è l'ultima firmata dal suo storico direttore

László Moholy-Nagy scherza all'interno della vecchia fonderia Trepat. Fotografia di Lucia Moholy, 1925. Copyright Rencontres Arles

Arles (Francia). Tredici anni, un successo crescente, che ha raggiunto l’apice proprio lo scorso anno con quasi 100mila presenze in nemmeno tre mesi, eppure quella del 2014 sarà per François Hébel l’ultima direzione del primo e ancora oggi il più amato festival di fotografia del mondo, i Rencontres d’Arles, giunto alla sua 45ma edizione (dal 7 luglio al 21 settembre, sedi varie). L’arrivo in forze nella cittadina provenzale della Fondazione Luma, con i suoi progetti faraonici incarnati dalla posa della prima pietra del nuovo edificio di Frank Gehry, e l’apertura della Fondazione Van Gogh hanno incrinato gli equilibri, e Hébel ha annunciato da tempo il suo ritiro (cfr. n. 337, dic. ’13, p. 41). Ora, l’atto conclusivo è un’edizione non a caso intitolata «Parade», la sfilata finale di quanti negli anni precedenti hanno contribuito al successo del festival e del suo direttore, da Lucien Clergue a Martin Parr, da Raymond Depardon a Joan Fontcuberta a Erik Kessels, tutti chiamati però a presentare progetti nuovi, freschi, ad aprire sul futuro e a non guardare al passato. Martin Parr ad esempio propone insieme al duo olandese WassinkLundgren un suo classico, un’esposizione di libri fotografici, ma concentrata sull’editoria cinese, in realtà ancora poco nota in Occidente; Joan Fontcuberta presenta la misteriosa collezione fotografica Trepat, dalla quale ci si possono attendere le consuete sorprese; Kessels con la collettiva dedicata all’ultima e penultima generazione di fotografi olandesi, «Small Universe», racconta in nove mostre il «bisogno olandese di collezionare»; William Hunt presenta una nuova selezione della sua raccolta, mentre Luc Delahaye, Mitch Epstein, Nadav Kander e Benoit Aquin sono i protagonisti della retrospettiva del Prix Pictet, e molto altro ancora. Ma vengono esposti anche progetti di autori mai presentati prima ad Arles tra i quali si segnalano David Bailey, maestro inglese degli anni Sessanta oggi nuovamente sulla cresta dell’onda, Vik Muniz con la prima europea del suo nuovo, bellissimo lavoro, «Album», Patrick Swirc, Denis Rouvre, il regista Vincent Perez e pezzi della collezione di Arthur Walther. Tra i progetti speciali, meritano infine una menzione particolare, perché si legano fortemente alla tradizione fotografica francese e alla storia stessa del festival, la mostra dal titolo «I monumenti ai caduti» e il «Prix Decouverte». Nel primo caso si tratta di un progetto legato alle celebrazioni della prima guerra mondiale, letta attraverso i monumenti ai caduti, un tipico lavoro di committenza pubblica sulla ricognizione del territorio che caratterizza la Francia sin dagli anni Cinquanta dell’Ottocento. Il secondo è un premio dedicato ai giovani fotografi il cui rilievo sta anche nella composizione della giuria, composta da grandi nomi e davvero globale (Quentin Bajac, Alexis Fabry, Bonchang Koo, Wim Melis e Azu Nwagbogu). Sam Stourdzé, nominato direttore per il prossimo triennio, trova un terreno fertile.

Walter Guadagnini, da Il Giornale dell'Arte numero 344, luglio 2014


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