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Mostre

Beacon

Un paria in patria

Il Dia riabilita Carl Andre

Beacon (New York). Nel 1958, il giovane Carl Andre iniziò a realizzare opere pensate appositamente per il luogo espositivo. Raccoglieva materiali industriali come mattoni, lastre di rame e legname grezzo nelle zone dove si sarebbero tenute le mostre per poi sezionarli e disporli in motivi geometrici sul pavimento, violando così tutte le convenzioni della scultura. E non si fermò lì. Eppure, la mostra in corso fino al 2 marzo 2015 alla Dia:Beacon, «Carl Andre: Sculpture as Place, 1958-2010», è la prima in 36 anni dedicata all’artista da un’istituzione americana. Vista la percezione generale di Andre come una delle figura più radicali, e radicalizzanti, dell’arte contemporanea, si tratta di un bel po’ di tempo. O, perlomeno, lo sarebbe se si trattasse solo della sua arte. I problemi per Andre cominciarono nel 1985, quando diventò il principale sospettato della misteriosa morte della sua terza moglie, Ana Mendieta, precipitata da una finestra dell’appartamento della coppia al 34mo piano di un edificio di New York.
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(il testo integrale è disponibile nella versione cartacea)

Linda Yablonsky, da Il Giornale dell'Arte numero 344, luglio 2014


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