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Se a salvare il paesaggio è il museo

Siena. Il ruolo e le responsabilità dei musei nei confronti del paesaggio: questo il tema della Conferenza Internazionale dell’Icom-Italia, International Council of Museums, «Musei e Paesaggi Culturali», che si  è svolta a Siena il 7 luglio.
Un tema non semplice, innanzitutto, come si è ricordato nei vari interventi, per la stessa complessità del termine «paesaggio» (oggetto di molteplici definizioni anche legislative), luogo dove si incontrano uomo e natura, realtà materiale e dimensione estetica. Ben oltre lo stereotipo di un paesaggio rurale da conservare immutato, innumerevoli, vitali e in continua mutazione sono i «paesaggi culturali» in cui viviamo. La complessità aumenta se guardiamo all’Italia, dove da un lato lo stretto rapporto con il territorio appare una caratteristica connaturata al museo, dall’altro le sovrapposizioni normative tra ambiente, paesaggio, territorio, affidati a diversi ambiti di competenza, rendono difficile, come evidenziato da Salvatore Settis, un’azione unitaria di pianificazione e tutela.
L’incontro di Siena (non a caso, la Toscana è stata una delle due regioni che ha realizzato il Piano Paesaggistico Regionale, approvato a inizio luglio) ha avuto come primo risultato quello di mettere intorno a un tavolo i musei e i molti attori impegnati, in modi diversi, per il paesaggio, coinvolgendo ampiamente il mondo associativo italiano (hanno partecipato, tra gli altri, Fai, Legambiente, Club Alpino Italiano, Associazione Bianchi Bandinelli, Associazione Nazionale degli Urbanisti). È iniziato così un percorso che porterà alla 24ma Conferenza Generale dell’Icom «Museums and Cultural Landscape» nel 2016 a Milano, dove l’Italia, Paese che ospita e che ha sostenuto la scelta del tema, dovrà portare un contributo di rilievo. Per individuare pratiche e metodologie efficaci, l’Icom Italia ha iniziato un censimento dei progetti dei musei italiani in materia di paesaggio da pubblicare in rete. Circa 70 progetti sono già visionabili dal 7 luglio sul sito dell’Icom, ma si tratta di un work in progress che andrà avanti fino al 2016. Non stupisce, guardando i primi dati, che siano soprattutto i musei locali, spesso di dimensione ridotta, i più attivi. Prevalgono ecomusei e musei etnografici, ma ci sono anche quelli naturalistici, archeologici e storici (pochi per ora quelli storico-artistici, così come le grandi collezioni nazionali). Una galassia quasi invisibile, in movimento pur nella scarsità di risorse, in cui spesso a livello locale si realizza la capacità di «fare sistema». Le attività sono eterogenee, nei campi della conoscenza, salvaguardia, educazione: ad esempio campagne fotografiche e carte geolocalizzate sul patrimonio architettonico tradizionale (Museo della Badia del Lavino), itinerari multimediali nella città (Museo delle Ceramiche di Faenza), costituzione di una comunità di abitanti referenti per un sito fluviale (Museo di Storia Naturale di Ferrara), esposizione permanente e attività educative sul landmark urbano dei bunker storici (Ecomuseo Urbano Metropolitano Milano Nord).
A Siena è stata inoltre presentata da Daniele Jalla una prima proposta di Carta su Musei e Paesaggi Culturali, che gli enti interessati dovranno discutere per arrivare, in autunno, a una versione definitiva. Importante il riferimento alla responsabilità del museo. I musei possiedono spesso un serbatoio di conoscenze e di professionalità sul paesaggio e quindi possono diventare presidi territoriali di tutela attiva e centri di interpretazione. Non possono, però,  essere soli, devono agire di concerto con altri enti e istituzioni, stabilendo alleanze strategiche. Significativo anche il riferimento alle responsabilità dei cittadini, chiamati in causa insieme ai musei per costituire comunità di paesaggio, in rapporto con i temi della cittadinanza attiva e dello sviluppo sostenibile.

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Marzia Minore, edizione online, 12 luglio 2014


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