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Dosso Dossi si confronta con il Castello del Buonconsiglio

Dosso Dossi, «Giovane con canestro di fiori», Firenze, Fondazione Longhi

Trento. Un duplice nesso biografico lega Giovanni Luteri, meglio conosciuto come Dosso Dossi (Tramuschio di Mirandola?, 1486 ca - Ferrara, 1542) alla città del Concilio. Tridentino da parte di padre, verrà chiamato nel 1531 dal principe vescovo Bernardo di Cles per realizzare uno dei suoi due più importanti cicli a fresco: la decorazione del Magno Palazzo del Buonconsiglio. Dossi, allora già acclamato pittore della corte estense, vi lavorerà con il fratello Battista per un anno lasciando la propria traccia in diversi ambienti. Dal 12 luglio al 2 novembre la mostra «Rinascimenti eccentrici. Dosso Dossi al Castello del Buonconsiglio», allestita nelle stesse sale in cui i Dossi operarono, rende omaggio ai due fratelli riunendo 45 lavori che cronologicamente anticipano o seguono di poco la decorazione trentina.
Il progetto, a cura di Vincenzo Farinella, Franco Marzatico e Antonio Natali, rientra nell’ambito di «La città degli Uffizi», l’iniziativa del museo fiorentino che attraverso proposte espositive mira a far conoscere capolavori in genere conservati presso i depositi degli Uffizi. Accanto quindi a questi ultimi, alcuni appositamente restaurati (dal museo fiorentino, oltre a ritratti di ambito dossesco provengono, tra gli altri, il «Riposo durante la fuga in Egitto», il «Ritratto d’uomo», la «Bambocciata», l’«Apparizione della Madonna con il Bambino a Giovanni Battista e Giovanni Evangelista»), a Trento giungono opere dalla Galleria Palatina di Palazzo Pitti («Donna inseguita da un satiro»), dalla Galleria Estense di Modena e dalla Collezione Vittorio Cini di Venezia (gli enigmatici riquadri che adornavano la camera da letto di Alfonso I d’Este), dalla Pinacoteca di Brera di Milano («San Sebastiano», «San Giovanni Battista», «San Giorgio»), dal Castello Reale di Wawel a Cracovia («Giove pittore di farfalle»), dalla Galleria Borghese di Roma («Apollo Musico e Dafne» e «Allegoria mitologica»). Assente la celebre Circe per stessa scelta curatoriale, volta a privilegiare un Dosso meno noto. Non mancano però rimandi a coloro che influenzarono la pittura dell’artista attraverso rappresentativi esempi: il «Ritratto di un cavaliere di Malta» di Tiziano (Firenze, Uffizi), il «Suonatore di flauto» di Giorgione (Roma, Galleria Borghese) e due disegni di Michelangelo (Firenze, Fondazione Casa Buonarroti). Filo conduttore della mostra, che riunisce una pluralità di temi (religioso, mitologico, allegorico e ritrattistico), è la scansione cronologica dell’iter in un continuo dialogo con gli spazi del castello, così come spiega Franco Marzatico che, dopo vent’anni, il primo giugno scorso ha lasciato la direzione del Buonconsiglio: «La mostra nasce come omaggio a Dosso, ma è strettamente connessa all’essenza del monumento ed è affiancata da documenti dell’Archivio di Stato per dare conto degli aspetti collegati all’attività del grande cantiere del castello. Si inserisce nelle sale affrescate dai Dossi con delle “interferenze” perché si transiterà anche negli ambienti decorati dal Fogolino e dal Romanino. Il tema del “Rinascimento eccentrico” balza agli occhi anche pensando a questi interlocutori, al confronto con il Romanino e alle sue rappresentazioni dal tono molto popolano. Si possono apprezzare opere provenienti dai principali musei italiani e anche la decorazione del castello, che comprende venature di libertà a tratti maggiori rispetto a tavole e dipinti. Nel Magno Palazzo il tema religioso rimane in secondo piano e si esalta, in termini moraleggianti, il tema dell’antico come motivo di riflessione sui limiti umani. Penso, ad esempio, alla cosiddetta Stua della Famea (ossia sala della famiglia, la sala da pranzo della corte vescovile, Ndr) poi ex sala del tribunale (dove si svolse il processo contro gli irredentisti Cesare Battisti e Fabio Filzi, Ndr). Un luogo originariamente intimo della corte che dà la possibilità di vedere anche il recupero antiquario dell’antico in quanto ci sono busti e mezzi busti mutili che dialogano con la superficie decorata dove ricorre il tema moraleggiante delle favole di Fedro. Altro ambiente decorato da Dossi è quello della libreria con la raffigurazione dei Saggi antichi sulle tavole che fanno parte del soffitto a cassettoni. Un luogo di valenze simboliche dove i Saggi hanno una forza prorompente nella loro capacità evocativa».

Veronica Rodenigo, da Il Giornale dell'Arte numero 344, luglio 2014


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