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Fulmini e saette

Trento

Taaffe fa l'indiano

Per i buddhisti rappresenta l’universo originato dal suo centro; in natura è il diagramma circolare cui rispondono molte forme ed è anche uno schema grafico ricco di significati simbolici che ritorna in moltissime civiltà e culture: è il mandala, che con le sue intricate ripetizioni geometriche è al centro di una serie di opere di Philip Taaffe, esposte nella personale «Rangavalli 1989-2014» nello Studio Raffaelli sino al 30 settembre. Statunitense, classe 1955, artista della scuderia Gagosian, Taaffe ha compiuto negli anni numerosi viaggi in Oriente, entrando ripetutamente in contatto con l’arte e la filosofia locali. Dal 1989 ha iniziato a lavorare a disegni e dipinti ispirati alla simbologia buddhista, in particolare ai mandala dell’India settentrionale. In galleria sono esposte una quarantina di opere (nella foto un esemplare) tra le quali numerosi inediti. Su sfondi monocromi con colori sgargianti si accendono caleidoscopiche simmetrie, motivi ipnotici che evocano le immagini virtuali della tecnologia digitale o la rappresentazione dei frattali.
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(il testo integrale è disponibile nella versione cartacea)

J. D. , da Il Giornale dell'Arte numero 343, giugno 2014


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