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Restauro

Bologna

Riscoperto il Cesi perduto

In Palazzo Albergati è stato riportato in luce il Fregio di Annibale

Bartolomeo Cesi, Storie di Annibale: Gli Ambasciatori Romani dichiarano guerra ai Cartaginesi, Fregio di Palazzo Albergati di Via Saragozza Bologna, affresco, 1615. Foto Lucio Rossi, courtesy Camillo Bersani

Bologna. L’8 agosto 2008 un grave incendio colpiva la porzione ovest del Palazzo Albergati di via Saragozza, dalla facciata a tre ordini sovrapposti. Ritenuto fin dal 1560 opera di Baldassarre Peruzzi, studi più recenti vedono l’autore nell’architetto locale Domenico Aimo (1460/1470-1539), sia per la presenza di Peruzzi a Bologna solo a partire dal 1522, quando invece il senato bolognese autorizzava i lavori nel 1519, sia per l’uso di un modello bramantesco di inizio secolo plausibile solo in ambito provinciale. I restauri seguiti ai vasti danni provocati dall’incendio (curati da Matteo Brandoli e Maura Reggi di Bologna) hanno restituito il fregio con le Storie di Annibale dipinto da Bartolomeo Cesi intorno al 1615 che si riteneva perduto. Citato la prima volta nella Felsina pittrice. Vite dei pittori bolognesi di Carlo Cesare Malvasia (Bologna, 1678) e l’ultima nel 1835 nella Guida del forestiere di Girolamo Bianconi, con le ristrutturazioni di metà Ottocento il fregio è rimasto celato fra la volta dipinta a motivi floreali e il solaio soprastante. La morte senza eredi dell’ultimo marchese Albergati-Capacelli nel 1885 portò all’attuale proprietà Bersani che, pur informata dell’esistenza del fregio e delle relative ricerche, ne è giunta alla riscoperta solo nelle attuali circostanze, celebrata con la presentazione ufficiale in occasione della Giornata delle Dimore Storiche lo scorso 25 maggio. Questo ritrovamento, sottolinea Andrea Emiliani: «colma una lacuna nella storiografia dei frescanti a Bologna dando nuova sostanza al rapporto fra l’opera di Cesi e quella dei Carracci. Cesi si conferma erede della continuità artistica delle regole del cardinale Paleotti, interprete aulico e neomanierista dell’arte della Controriforma, in dialogo più che in antitesi con la declinazione popolare e naturalistica dei Carracci, come bene illustra Paolo Prodi nell’appena ristampato Arte e Pietà della Chiesa Tridentina (il Mulino) e come magistralmente fece il longhiano Alberto Graziani». Il fregio, in quindici scomparti separati da cariatidi, celebra Annibale, soggetto inconsueto ma eroe eponimo di quell’Annibale Albergati che portò a compimento la costruzione del palazzo, come recita l’iscrizione ANNIBALE ALBERGATI MDXXXX posta in facciata, Cesi eseguì il fregio affiancandosi Scipione Ramenghi detto il Bagnacavallo (1569-1626) e Lorenzo Pisanelli, noto per la perizia nella pittura di animali e qui usato per gli esotici elefanti. «Il soggetto illustra alcuni episodi della seconda guerra punica, spiega Vera Fortunati, principale studiosa del Cinquecento bolognese di ambito non carraccesco, e rispecchia l’erudizione umanistica di Cesi, interprete della resistenza estetica tardomanieristica che fronteggia il carraccismo dominante in questi anni a Bologna. La narrazione pittorica in sintonia agli illusionismi prospettici e ai virtuosismi scenografici di Niccolò dell’Abate, Pellegrino Tibaldi e Prospero Fontana asseconda il gusto nostalgico di certa committenza patrizia, fra cui gli Albergati, e ripropone la poetica di un Rinascimento maturo oramai superato dai tempi». Tuttavia, l’opulenza del tratto, i colori fastosi, la composizione giocata sulle figure di spalle o trasversali a introdurre verso il focus della scena fanno presentire il gusto barocco incipiente. Perciò, continua Vera Fortunati, «la scoperta di questi affreschi rende all’ultima produzione di Cesi la rilevanza che le spetta, confermandone il ruolo centrale nella corrente neomanieristica attiva a Bologna nei due primi decenni del Seicento».

Giovanni Pellinghelli del Monticello, da Il Giornale dell'Arte numero 343, giugno 2014


  • Palazzo Albergati
  • Bartolomeo Cesi, Storie di Annibale: Scena di cavalieri in battaglia, Fregio di Palazzo Albergati di Via Saragozza Bologna, affresco, 1615. Foto Lucio Rossi, courtesy Camillo Bersani

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