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Le competenze dell'Ue in materia di cultura

Il Parlamento europeo

Le competenze dell’Unione europea in materia di cultura sono limitate, ma importanti e suscettibili di crescere. L’intreccio delle disposizioni dei Trattati da un lato pone, infatti, grandi obiettivi e rende più semplici le decisioni, dall’altro limita le possibili azioni dell’Unione: si realizza quindi in materia culturale una concentrazione dell’intervento Ue su programmi di finanziamento, sull’individuazione di buone pratiche e sulla promozione della loro adozione da parte degli Stati membri e delle istituzioni europee, secondo il metodo soft del «coordinamento aperto» e non della normazione vincolante. I Trattati vigenti hanno accresciuto il rilievo della cultura: tra gli obiettivi prioritari dell’Unione ora figura l’impegno a rispettare la ricchezza della sua diversità culturale e linguistica e a vigilare «sulla salvaguardia e sullo sviluppo del patrimonio culturale europeo». Viene anche stabilito però che in materia di cultura «l’Unione ha competenza per svolgere azioni intese a sostenere, coordinare o completare l’azione degli Stati membri». L’Ue decide in questo settore secondo la procedura legislativa ordinaria: ovvero su proposta della Commissione europea, con deliberazione su identico testo del Parlamento europeo (nella foto) e del Consiglio dei ministri, che riunisce i ministri competenti di tutti gli Stati membri e, come in molti altri casi, decide a maggioranza qualificata, non più all’unanimità; ciò al fine limitato di realizzare «azioni di incentivazione, a esclusione di qualsiasi armonizzazione» delle normative nazionali. I programmi di finanziamento sono poi gestiti da una delle agenzie dell’Ue, la Eacea (Educational, Audiovisual and Culture Executive Agency). È anche esplicitamente riconosciuta l’esistenza di «aspetti culturali nell’azione che l’Unione svolge a norma di altre disposizioni dei Trattati», quindi anche in base a più estese competenze e a poteri più penetranti. In questi casi possono ovviamente essere adottati atti normativi vincolanti.

Che cosa ha fatto l’Europa dal 2007 a oggi
Negli ultimi anni l’Unione europea ha compiuto un notevole sforzo di coordinamento e di inquadramento strategico dei propri interventi in materia di cultura. In particolare, l’Agenda europea per la cultura del 2007 ha indicato tre serie di obiettivi da perseguire: diversità culturale e dialogo interculturale (in questo ambito: mobilità trasfrontaliera degli artisti e degli operatori, circolazione trasfrontaliera delle opere d’arte), cultura come strumento per una «crescita intelligente, inclusiva e sostenibile» (nel quadro della strategia di Lisbona e del suo seguito, la strategia 2020) e cultura come aspetto essenziale delle relazioni internazionali. Il programma Cultura (2007-13) si è mosso nell’ambito degli obiettivi indicati dall’Agenda, con un bilancio complessivo di 400 milioni di euro. Analogamente il Piano di lavoro per la cultura 2010-14, riferito alle azioni delle istituzioni Ue. Del programma Cultura fanno parte progetti a lunga scadenza: l’assegnazione di una serie di premi nel campo del patrimonio culturale, dell’architettura, della letteratura e della musica, la designazione ogni anno di due Capitali europee della Cultura, le Giornate europee del Patrimonio. Un’altra «Azione», approvata a fine 2011, è il Marchio del Patrimonio europeo, che sarà attribuito a siti che abbiano apportato un contributo rilevante alla storia e alla cultura europea.
Da sottolineare il fatto che per i progetti in materia culturale sono disponibili anche finanziamenti nell’ambito dei fondi strutturali, in particolare il Fondo per lo sviluppo regionale (Fesr, che partecipa al Grande Progetto Pompei) e il Fondo sociale, data la sempre maggiore valenza in termini di sviluppo non solo culturale ma anche economico e civile attribuita dall’Ue agli interventi sui beni e le attività culturali. L’utilizzazione da parte italiana delle risorse comunitarie resta inadeguata, seppur incrementata negli ultimissimi anni, soprattutto nelle Regioni del centro nord. Pur mancando dati disaggregati per la cultura, al 31 dicembre 2013 le spese sui programmi dei fondi strutturali di cui è stata data certificazione all’Ue arrivavano al 52,7% dei 49,5 miliardi di dotazione disponibile


M.R., da Il Giornale dell'Arte numero 343, giugno 2014


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