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De Sade: 580mila euro al metro

E' costato 7 milioni al Musée des Lettres et Manuscripts il rotolo manoscritto di Le 120 giornate di Sodoma

Il manoscritto originale del più scandaloso romanzo del Marchese de Sade, Le 120 giornate di Sodoma, è rientrato in Francia dopo una querelle giudiziaria trentennale tra Ginevra e Parigi. E a duecento anni esatti dalla morte, nel 1814, dello scrittore libertino.

Si tratta di un rullo di fogli di carta incollati tra loro, lungo 12 metri e largo 11,5 cm, su cui, con una calligrafia microscopica, il «divin marchese» scrisse un catalogo di 600 perversioni e torture. Ad acquistarlo per la bella somma di 7 milioni di euro è stato Gérard Lhéritier, fondatore e presidente di Aristophil, una società specializzata nella perizia e compravendita di manoscritti antichi, nonché presidente del Musée des Lettres et Manuscrits.

Il prezioso documento (ormai assicurato per 12 milioni di euro dai Lloyds) è entrato così nella collezione privata dell’istituzione del Boulevard Saint-Germain: «Questo manoscritto straordinario, rubato nel 1982, segnalato all’Interpol e conteso tra due famiglie, finalmente torna in Francia, alla fine di una storia rocambolesca. Sono stati necessari tre anni di trattative», ha raccontato Lhéritier. Sade, che trascorse la maggior parte della vita in prigione, lo scrisse nella sua cella della Bastiglia, nel 1785. Per metterlo al sicuro, infilò il rullo in un astuccio di cuoio e lo nascose in una crepa del muro.

Ma, qualche giorno prima della presa della Bastiglia, fu trasferito al manicomio di Charenton e non gli fu permesso di portare nulla con sé. Per tutta la vita lo scrittore si disperò e pianse «lacrime di sangue», pensando che il testo fosse andato distrutto quel famoso 14 luglio 1789. In realtà il manoscritto si salvò e fu acquisito da una famiglia nobile. Dopo di che passò di mano in mano fino a che fu acquistato, nel 1929, dal visconte Charles de Noailles e dalla moglie, Marie-Laure, una discendente diretta di Sade.

Nel 1982 la figlia dei due collezionisti, Nathalie, lo confidò all’editore Jean Grouet, che lo vendette, all’insaputa dei proprietari, a un uomo d’affari svizzero, Gérard Nordmann. Da allora, gli eredi di madame de Noailles, tra cui l’editore italiano Carlo Perrone, figlio di Nathalie, e la famiglia Nordmann si sono contesi il manoscritto. Fino al recente accordo con Gérard Lhéritier, che ha staccato il grosso assegno. Il manoscritto sarà esposto gratuitamente a settembre e per due mesi all’Institut des lettres et des manuscrits di Parigi.

Luana De Micco, da Il Giornale dell'Arte numero 342, maggio 2014



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