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Milano e Firenze

Dadamaino che azzerò Fontana

Buchi, alfabeti e rodoide in tre retrospettive

A dieci anni dalla morte di Dadamaino (Emilia Edoarda Maino, Milano 1930-2004) tre mostre ripercorrono il suo lavoro. Lo Studio Guastalla di Milano presenta dal 29 maggio al 30 settembre «Volumi 1958-1961», una ventina di opere forate da larghe aperture ovoidali che «svuotano» la tela fino a mostrare talora il telaio, elaborate dall’artista grazie alle suggestioni del lavoro di Fontana: Dadamaino condivise nel 1948 la redazione del primo Manifesto Spazialista, e rimase sempre in quell’area, lavorando con i Gruppi N e T in Italia e con il Gruppo Zero in Germania, condividendo l’avventura di Azimuth a Milano e cofondando «Nuova Tendenza». Ricercava quella che definiva una «tabula rasa» a cui, al contrario di Fontana, negava ogni seduzione cromatica, affidandosi al solo bianco o nero. A questi lavori si aggiungono alcuni «Moduli sfasati» degli anni Sessanta, con fori circolari ritmati ma lievemente sfalsati, talora su plastica rodoide. Anche la rassegna di Tornabuoni Arte a Firenze (dal 23 maggio al 23 luglio), curata da Flaminio Gualdoni, direttore dell’Archivio Dadamaino, punta su questi lavori, ai quali si aggiungono opere successive, fino agli anni Novanta.
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(il testo integrale è disponibile nella versione cartacea)

Ada Masoero, da Il Giornale dell'Arte numero 342, maggio 2014



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