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Mostre

Milano

Mito e carbone

Marco Gastin in quartetto al Pecci

Come molti giovani artisti della sua generazione, specialmente a Torino, dove il teorico dell’Informale Michel Tapié era un ascoltatissimo mentore, Marco Gastini (Torino, 1938) mosse i primi passi in quell’area ormai un po’ abusata. Ma presto quei furori materici gli risultarono tanto stucchevoli da orientarlo verso la Minimal Art e poi verso l’azzeramento espressivo della pittura analitica, di cui è stato uno dei pionieri. Alla base della nuova ricerca si ponevano gli interrogativi sulle relazioni dell’opera pittorica con lo spazio, già esplorate nei dipinti su plexiglas esposti nel 1969 nel Salone Annunciata di Milano, dove l’anno dopo sperimenterà le prime macchie di piombo e antimonio applicate sulla parete. Di qui alle complesse installazioni, anch’esse a parete, in cui si sommano materiali disparati, il passo è stato per lui consequenziale, mentre New York e poi i Paesi di lingua tedesca accoglievano con interesse il suo lavoro giocato sulla tensione, l’energia e le relazioni reciproche tra i diversi componenti dell’opera e fra questa e lo spazio circostante.
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(il testo integrale è disponibile nella versione cartacea)

Ad.M., da Il Giornale dell'Arte numero 342, maggio 2014



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