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Firenze

Ligozzi e quello sgarro al Granduca

Al Museo degli Argenti un'attesa retrospettiva dell'artista noto per i suoi disegni di naturalia, invece anche pittore di storia e «ricamatore»

Firenze. Era tempo che Firenze dedicasse una mostra a Jacopo Ligozzi, un artista caro agli studiosi (negli anni più recenti Mina Bacci, Alessandro Cecchi, Lucia Tongiorgi Tomasi e Lucilla Conigliello), ma poco noto al grande pubblico, se si eccettua la sua attività di disegnatore. La rassegna «Jacopo Ligozzi, pittore universalissimo (Verona 1547-Firenze 1627)», al Museo degli Argenti dal 27 maggio al 28 settembre, curata da Cecchi, dalla Conigliello e Marzia Faietti con la collaborazione di Anna Bisceglia, Maria Elena De Luca e Giorgio Marini (catalogo Sillabe), colma questo vuoto, che sembrerebbe incomprensibile per un pittore così noto al tempo, se non si considerassero forse, come nota Alessandro Cecchi, due fattori: l’esser originario di altra città e l’esser caduto in disgrazia presso i Medici dopo aver accettato una commissione esterna a quelle di corte, senza aver chiesto prima il permesso al Granduca.
Veronese di nascita e discendente da una famiglia di ricamatori milanesi, nel 1577 Ligozzi si sposta infatti a Firenze, dove opera presso la corte granducale di Francesco I e vi rimane fino alla morte, nel 1627, impiantando una solida bottega. Molto versatile, Ligozzi è presto apprezzato come disegnatore di naturalia, con la raffinata produzione di disegni acquarellati o lumeggiati in oro, ma è anche pittore di talento e grande ritrattista (si pensi, ad esempio, al bellissimo «Ritratto di Maria Gonzaga» del Museu Nacional di Lisbona), nonché sapiente regista di insiemi decorativi, come lo zoccolo e le finestre della Tribuna degli Uffizi o di quelli, perduti, della grotta di Teti nella villa di Pratolino. La mostra, fondata sullo spoglio di un’ampia messe di documenti e sulle molte opere conservate nei musei fiorentini, si sviluppa per sezioni tematiche; si scopre così che egli fu anche pittore di storia, in occasione dell’allestimento dei grandi dipinti su lavagna nel soffitto del Salone dei Cinquecento a Palazzo Vecchio o per gli apparati realizzati in occasione delle nozze di Ferdinando I e Cristina di Lorena (documentati dallo studio preparatorio del British Museum di Londra) e perfino progettista di abiti e ricami per tessuti, nonché di manufatti in pietre dure, come si vede nei disegni per ricami. A dar rilievo a un tema ricorrente nella sua produzione, ovvero le «allegorie morali» e soprattutto le «Vanitas», giungono dall’estero opere come l’«Allegoria della Redenzione» oggi Locko Park, l’«Allegoria dell’Amore che difende la Virtù contro l’Ignoranza e il Pregiudizio», commissionata probabilmente da Francesco I (collezione Baroni a Londra), o ancora l’«Avarizia» (New York, Metropolitan Museum). Non meno importante è la sua produzione religiosa, testimoniata dalle pale nelle principali chiese fiorentine, cui si dedica fin dagli anni del servizio presso la corte medicea, ma ancor più dopo la sua caduta in disgrazia. Il rapporto con la cultura figurativa fiorentina a cavallo tra Cinque e Seicento è chiarito da opere quali «San Girolamo sorretto dall’angelo» dalla chiesa di San Giovannino degli Scolopi, dal «Martirio di santa Dorotea» di Pescia o dall’«Adorazione della Croce», recentemente ritrovata nella chiesa di Sant’Andrea a Percussina. Nelle pale d’altare della maturità, Ligozzi si riaccosta alle sue origini venete mostrando una notevole sensibilità al colore, senza però cedere quella componente disegnativa che nella sua arte ebbe sempre un ruolo fondamentale.

Laura Lombardi, da Il Giornale dell'Arte numero 342, maggio 2014


  • Jacopo Ligozzi, Gerboa del deserto, tempera policroma su carta, Firenze, Gabinetto Disegni e Stampe degli Uffizi
  • Jacopo Ligozzi, Orazione nell'orto, olio su tela, Firenze, Galleria Palatina
  • Jacopo Ligozzi, Ramo di susino con parrocchetto dal collare, tempera policroma su carta, Firenze, Gabinetto Disegni e Stampe degli Uffizi
  • Jacopo Ligozzi, Ritratto di Virginia de' Medici, Firenze, Galleria degli Uffizi

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