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Mostre

Berlino, Bucarest e Dakar

Primavera afromaniaca, ansiosa e diversa

In Senegal il lanciatissimo contemporaneo africano, in Romania un curatore ventenne esorcizza la paura, in Germania artisti a tema libero

Dal 1992, grazie a Dak’Art, la Biennale di Dakar finanziata dal Governo locale, le strade polverose della capitale del Senegal si sono riempite di opere d’arte. La Biennale, che apre la sua attuale edizione dal 9 maggio all’8 giugno, è concentrarsi unicamente sull’arte africana contemporanea. Ora è diventata «la più famosa e prestigiosa biennale africana», dichiara Ugochukwu-Smooth Nzewi, curatore di arte africana dell’Hood Museum del New Hampshire, uno dei tre direttori della Biennale, insieme ad Abdelkader Damani e ad Elise Atangana. Il successo di Dak’Art deriva dal «suo impegno autentico nell’offrire una piattaforma all’arte e agli artisti africani. Da più di vent’anni Dak’Art è un importante punto di contatto tra il mondo dell’arte africano e quello internazionale», prosegue Ugochukwu. Le cose tuttavia non sono sempre andate lisce. «Ci sono degli ostacoli insormontabili, che non si supereranno», spiega il curatore, come la costante mancanza di fondi e di infrastrutture per l’arte.
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(il testo integrale è disponibile nella versione cartacea)

Eddy Frankel, Hannah McGivern e Julia Michalska, da Il Giornale dell'Arte numero 342, maggio 2014



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