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Restauro

Firenze

La più brutta opera di Donato

Restaurato in San Lorenzo il pulpito della Resurrezione di Donatello

Firenze. La Chiesa di San Lorenzo ospita due pulpiti di Donatello: il Pulpito della Resurrezione e quello della Passione. Mentre quest’ultimo è in attesa di essere restaurato, il Pulpito della Resurrezione è stato sottoposto in loco, nella navata centrale della chiesa, a un intervento avviato nel 2010 e condotto dall’Opificio delle Pietre Dure (sotto la direzione di Maria Donata Mazzoni hanno lavorato Stefania Agnoletti, Annalena Brini, Sveta Gennai, Elisa Pucci e Chiara Valcepina per i rilievi bronzei, Rita Chiara de Felice e Alberto Di Muccio per gli intagli lignei). Per il costo di 230mila euro si è potuto contare su finanziamenti pubblici (Mibact e Arcus) e sul contributo dell’Opera Medicea Laurenziana e dell’Ente Cassa di Risparmio di Firenze e con la collaborazione della ditta Dafne srl. Per la campagna diagnostica preliminare il laboratorio scientifico dell’Opd è stato affiancato dal Cnr-Ifac di Firenze e dai Dipartimenti di Chimica delle Università di Pisa e Barcellona: analisi dei prodotti in superficie e dei componenti della lega metallica, accompagnate da una documentazione grafica, fotografica e video e da radiografie hanno consentito di individuare la tecnica di realizzazione e i fenomeni di degrado dell’opera. Nella fase esecutiva sono state utilizzate metodologie di recente formulazione e prodotti a basso grado di tossicità. L’opera risale alla maturità dell’artista che vi lavorò affiancato dagli allievi Bartolomeo Bellano e Bertoldo di Giovanni tra il ritorno da Padova (1453) e la morte (1466); nella scena del «Martirio di san Lorenzo», Giovanni Previtali scoprì la data incisa a bulino: «1465.ADi.15». Lo stile tardo dalle forme esasperate e rudi non piacque a Baccio Bandinelli che annotò: «Do­nato fece per il vecchio Cosimo li pergami e le porte di bronzo di San Lo­renzo, tanto vecchio che la vista non lo servì a giudicarle né a dar loro una bella fine e ancoraché siano buona invenzione, Donatello non fe’ mai la più brutta opera».
Sebbene le scene, tutte riferite agli eventi dopo la morte di Cristo (eccetto che per il «Martirio di san Lorenzo» in omaggio alla chiesa), abbiano riacquistato notevole leggibilità e siano emerse varie parti decorate a foglia d’oro, le nuove tecnologie hanno svelato alcune disomogenità che lasciano aperti quesiti che potranno essere sciolti solo dopo il  restauro del Pulpito della Passione.

Laura Lombardi, da Il Giornale dell'Arte numero 342, maggio 2014



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