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La banda della bellezza

Renato Bazzoni a Torba © FAI - Fondo Ambiente Italiano

Giulia Maria Mozzoni Crespi, presidente onorario del Fai-Fondo Ambiente Italiano, apre la sua prefazione al libro di scritti di Renato Bazzoni con un’affermazione apodittica: «Se non ci fosse stato Renato Bazzoni non ci sarebbe il Fai». Fu lui infatti, nel 1975, a convincerla (costringerla piuttosto, quasi strattonarla) a fondare il Fai, l’omologo italiano del National Trust inglese, lungamente auspicato da Elena Croce. Lei intendeva infatti creare un immenso parco a sud di Milano. E invece, come volevano Bazzoni e lo storico dell’arte e soprintendente Franco Russoli, fondatori del Fai con lei e con Alberto Predieri, avvocato, finì per acquistare (obtorto collo) e donare al Fai quello che le appariva come un rudere irrecuperabile: il Monastero di Torba a Castelseprio presso Varese, fondato nel V secolo come castrum e poi trasformato in convento femminile nel VII-VIII secolo, quando fu arricchito dei dipinti murali che tuttora vediamo; uno dei gioielli più preziosi fra i moltissimi oggi posseduti dal Fai.
Del Fai Renato Bazzoni è stato il segretario generale dalla fondazione, nel 1975, fino alla morte prematura e improvvisa, nel 1996 (era nato nel 1922). Ma Bazzoni era molto di più: architetto e urbanista di professione, era paesaggista, ambientalista, ecologista, etologo, teorico della partecipazione pubblica e privata, eccellente fotografo. E straordinario divulgatore, grazie anche allo stile accessibile e piano, cercato con ostinazione da lui, che poteva contare su una solida cultura umanistica e scientifica, perché, diceva, «i fini intenditori che avvolgono le cose semplici in formule misteriose non hanno capito niente. Se rimangono soli a parlare tra loro non otterranno mai che la gente capisca e aiuti a vincere una battaglia». Ne sono testimoni gli scritti selezionati e commentati da Antonella Cicalò Danioni nel volume Tutta questa bellezza, edito da Rizzoli grazie ad Agema, tutti limpidi e piacevoli, pur nel rigore delle denunce e delle proposte (è il sigillo del Fai: non solo denunciare ma fare), e tutti ancora attualissimi a distanza di decenni (i primi sono del 1971): da un lato perché purtroppo nulla è cambiato, anzi; dall’altro perché, come sostengono il presidente del Fai Andrea Carandini e Giulia Maria Crespi, Bazzoni era dotato di una «visione» insieme culturale, sociale ed economica: l’unica capace di leggere il presente, intuire il futuro e, più ancora, stimolare imprese grandiose. Da Venezia, sua tormentata passione, al paesaggio, dall’architettura e urbanistica alla natura, ai viaggi, dal (grande equivoco del) turismo culturale alla lotta all’inquinamento, nel volume scorrono i temi dominanti di quel suo impegno per l’ambiente, che grazie all’«indefessa cocciutaggine» (copyright G.M. Crespi) e al sostegno della «Banda Bazzoni» (i collaboratori, e soprattutto le collaboratrici della prima ora) si tradusse nella realizzazione di quella che poteva a tutta prima apparire come un’utopia.

Tutta questa bellezza, di Renato Bazzoni, a cura di Antonella Cicalò Danioni, 340 pp., ill., Rizzoli, Milano 2014, € 19,00

Ada Masoero , da Il Giornale dell'Arte numero 342, maggio 2014


  • La copertina del volume

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