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Bologna

Buchi bolognesi

Folla a Bologna per «La ragazza con l'orecchino di perla» di Vermeer. Foto: la Repubblica-Bologna

Bologna. Spending review in vista alla Fondazione Carisbo e ai musei del circuito Genus Bononiae, ente strumentale della fondazione di origine bancaria bolognese. Il circuito museale, voluto e presieduto attraverso la società Museo della città Srl da Fabio Roversi Monaco, già amministratore principale della Fondazione, secondo recenti analisi giornalistiche «soffre» e presenterebbe un rosso di 15,2 milioni di euro. I debiti però non sono dovuti a un buco causato da cattiva amministrazione, quanto dal grosso investimento che è stato fatto negli ultimi anni per acquisire prima e restaurare poi alcuni immobili storici del circuito museale come Palazzo Fava (in cui fino al 25 maggio è visibile «La ragazza con l’orecchino di perla» che a fine aprile aveva abbondantemente superato i 220mila ingressi; nella foto) e Palazzo Pepoli sede del Museo della città. In ogni caso le difficoltà economiche preoccupano anche amministratori della «madre» Fondazione. Restando ai soli primi mesi del 2013, spiega un articolo di «Repubblica-Bologna» (9 aprile), le entrate di Genus Bononiae, dovute in massima parte a biglietti, bookshop e affitto degli spazi, sono state di 425mila euro, cifra di un certo rilievo, a fronte però di un deficit parziale pari a 2,4 milioni di euro. Roversi Monaco nega ci siano problemi: «La nostra società strumentale, dice, ha un patrimonio valutato circa 140-150 milioni di euro e ogni anno riceve un budget dalla Fondazione. In più il mutuo di 13-14 milioni lo paga la Fondazione Carisbo stessa, dunque nessuna preoccupazione anche perché le entrate ora sono di oltre 400mila euro l’anno. Continueremo con le mostre, mentre operazioni culturali come quella della Ragazza di Vermeer saranno possibili ogni tre anni». I dati di bilancio completi del 2013 non sono ancora pubblici, restano infatti da calcolare costi e benefici della partnership tra i musei bolognesi e Linea d’Ombra di Marco Goldin che ha portato a Bologna molti dei capolavori del ’600 del Mauritshuis Museum de L’Aia, chiuso per restauri (riaprirà a fine giugno). Intanto anche in Fondazione Carisbo si fanno i conti, e si vendono alcuni «gioielli di famiglia». L’ente presieduto da Leone Sibani ha venduto la società modello Produttori sementi agli svizzeri di Syngenta, ottenendo 40 milioni di euro. Per la prima volta nella sua storia la Fondazione ha però chiuso il bilancio annuale in passivo, per circa 4 milioni, mentre i debiti sono circa 120 milioni e dovrebbero scendere a 90 milioni entro fine anno. Debiti che comunque non mettono a rischio la tenuta dei conti, visto che la Fondazione ha un patrimonio quantificabile in circa 1,3 miliardi di euro. La Carisbo in ogni caso vede arrivare un utile di 15,7 milioni di euro dato dalla quota azionaria del 2,02% delle quote di Intesa Sanpaolo: circa la medesima cifra dei debiti dei musei legati all’ente ex bancario. Intanto scende sensibilmente, e dati i tempi era inevitabile, il monte erogazioni alla città: nel 2007, ultimo anno pre-crisi, era di 67 milioni di euro mentre quest’anno dovrebbe attestarsi sui 10 milioni.

Stefano Luppi, da Il Giornale dell'Arte numero 342, maggio 2014



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