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Vernissage

Milano

Non a caso è casa mia

L'open space di Zaha Hadidi, i Fontana di Fuskas, lo zen (con made in Italy) di Chipperfield, l'800 milanese di Bellini: una mostra al Salone del Mobile entra nelle case degli architetti

«Solo se sappiamo abitare, sappiamo costruire», scriveva Martin Heidegger. Ma come e dove vive un architetto capace di progettare le case altrui? Arnolfo di Cambio in una casa-torre a Colle Val d’Elsa (è la prima abitazione privata di architetto di cui ci sia giunta notizia) e Borromini in una modesta casa in riva al Tevere; Ernesto Basile nel suo villino liberty palermitano e Gaudí nella sua Sagrada Familia in cantiere. Arne Jacobsen risiedeva in una candida villa razionalista e Mollino nel set onirico della sua residenza torinese; Vittorio Gregotti vive in un palazzo neoclassico a Milano e Norman Foster a Londra nella penthouse sopra lo studio affacciato sul Tamigi. La casa dell’architetto, tuttavia, se non diviene «manifesto» di una poetica, rimane un fatto perlopiù privato. Per quale ragione degli architetti (e della loro vita intima, domestica, familiare) si sa molto meno che di pittori, scrittori e musicisti? Se lo chiedeva già nel 2001 Adriano Cornoldi nel suo curioso (e utilissimo) volume Le case degli architetti.
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(il testo integrale è disponibile nella versione cartacea)

Alessandro Martini, da Il Giornale dell'Arte numero 341, aprile 2014



GDA maggio giugno 2020

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