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Mapplethorpe scultore al Grand Palais

© Robert Mapplethorpe Foundation. Used by permission

«Se fossi nato cento o duecento anni fa, sarei stato sicuramente scultore, ma la fotografia è un modo rapido di vedere e di scolpire. Lisa Lyon mi ricorda le modelle di Michelangelo, che ha scolpito donne muscolose», diceva Robert Mapplethorpe in un’intervista del 1987, in cui spiegava che la fotografia è «il medium perfetto» per «un’epoca in cui tutto va veloce». Prima ancora di essere fotografo, Robert Mapplethorpe era dunque scultore nell’animo e nell’ispirazione. Ed è proprio la dimensione plastica del suo lavoro il tema centrale della grande mostra «Robert Mapplethorpe» che si tiene al Grand Palais (galleria sud-est), dal 26 di questo mese al 13 giugno, e realizzata in collaborazione con la Robert Mapplethorpe Foundation di New York e il Musée Rodin di Parigi. Una delle più importanti retrospettive mai dedicate all’opera dell’artista americano, scomparso nel 1989 a soli 42 anni. Sono allestite 250 opere che ripercorrono tutta la carriera del fotografo, dalle polaroid dei primi anni ’70 ai ritratti di fine anni ’80, passando per i nudi scultorei, le nature morte, le immagini sadomaso.
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(l'articolo integrale è disponibile nell'edizione su carta)

Luana De Micco, da Il Giornale dell'Arte numero 340, marzo 2014

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