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Fulmini e saette

Rom

Fuga in triciclo

Fino al 5 aprile, la Fondazione Giuliani propone, a cura di Andrea Bellini, «Gianni Piacentino 1965-2000», una retrospettiva dedicata all’artista torinese, classe 1945. Si va dalle prime sculture, compresa la ricostruzione della personale da Sperone nel 1966, ai «veicoli» degli anni ’70 e ’80, fino a oggi. «Nel ’68 Piacentino lascia l’Arte povera e si concentra sulla realizzazione di veicoli a due e tre ruote, mezzi di trasporto senza alcuna funzione, dalle forme aerodinamiche, spiega Bellini. Come Paolini, anche lui pensa di superare la pittura destrutturando il quadro, ma va oltre la riflessione concettuale dirigendosi verso la scultura, che nasce da una riflessione molto diversa. A Piacentino, al contrario dei minimalisti, non interessa la questione della forma primaria in strutture aperte e sequenze seriali. Inoltre le sue opere non sono realizzate con procedimenti industriali, sono piuttosto il risultato di una straordinaria pratica artigianale».

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(il testo integrale è disponibile nella versione cartacea)

Francesca Romana Morelli, da Il Giornale dell'Arte numero 340, marzo 2014



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