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Il Cairo

L'Egitto chiede aiuto

Dopo le bombe di gennaio servono milioni per restaurare il Museo di Arte Islamica, tra i maggiori al mondo, e la Biblioteca Nazionale

Un’autobomba fuori dal quartier generale delle forze di sicurezza, una delle quattro esplosioni che hanno sconvolto la capitale il 24 gennaio scorso, alla vigilia del terzo anniversario della rivoluzione egiziana, ha causato gravi danni al Museo di Arte Islamica. Coinvolti nell’esplosione anche la Biblioteca Nazionale e gli Archivi, oltre a quattro moschee del periodo mamelucco. Il gruppo terrorista Ansar Beit al-Maqdis (campioni di Gerusalemme), con sede in Sinai, ha rivendicato gli attacchi. Il giorno dell’attentato l’Unesco ha promesso 74mila euro per il restauro dei musei, seguito dall’USAid che ha offerto 105mila euro e dall’attore egiziano Mohamed Sobhi con altri 5mila. Nel frattempo, il Ministero egiziano per le Antichità ha lanciato la campagna Saving Egyptian Heritage, con l’obiettivo di raccogliere denaro dalle donazioni (sia locali che internazionali) per contribuire al restauro dei monumenti e dei musei danneggiati dallo scoppio della rivoluzione, il 25 gennaio 2011. Mohamed Ibrahim, direttore del Dipartimento delle Antichità, spiega che la campagna è necessaria visto il calo dei turisti, dal momento che le attività del Ministero sono finanziate dai biglietti di ingresso a siti archeologici e musei. Il ministro del Turismo Hisham Zaazou ha definito il 2013 l’anno peggiore nella storia moderna del Paese. I costi dei danni al Museo di Arte Islamica ammontano a circa 11 milioni di euro. Gran parte dell’esterno del museo è crollata in seguito all’esplosione, così come i soffitti dei tre piani, danneggiando gli oggetti che si trovavano all’interno, in particolare vetri e porcellane, tra cui si segnalano le preziose meshkawat (lampade di vetro medievali) dalle moschee storiche del Cairo. Le fonti inizialmente parlavano della distruzione totale del museo, ora invece pare che dei 1.471 oggetti esposti 164 abbiano subito danni: di questi, 74 tra porcellane e oggetti in vetro sono in fase di restauro, mentre 90 lo saranno nel prossimo futuro. Subito dopo l’attentato, volontari dell’Egyptian Heritage Rescue Team, un’organizzazione non profit, sono arrivati al museo per stabilizzare i pezzi danneggiati. Fortunatamente i laboratori di restauro, nel seminterrato e sul retro dell’edificio, non sono stati coinvolti dall’esplosione, permettendo così ai conservatori di iniziare immediatamente il loro lavoro. Alcuni oggetti in legno, tra cui due antichi mihrab, elementi architettonici che nelle moschee indicano la direzione della Kaaba della Mecca, sono già in fase di restauro.
Il Museo di Arte Islamica egiziano fu fondato nel 1881, quando una collezione di 111 pezzi fu esposta nel cortile della moschea al-Hakim, fino all’inaugurazione dell’apposito edificio nel 1902. Chiuso nel 2003 per una ristrutturazione costata 7,3 milioni di euro, riaprì nel 2010. Ospita le più importanti collezioni di arte islamica al mondo, esposte in 24 sale. Si tratta di manufatti dal VII al XIX secolo, che comprendono incisioni su pietra e marmo, tappeti e tessuti. Alla fine di gennaio, rappresentanti dell’Unesco hanno fatto una visita d’emergenza al museo per verificare i danni subiti da edificio e collezione; una volta completato il loro rapporto, sarà possibile partire con l’assistenza per la ricostruzione. Il direttore generale dell’Unesco Irina Bokova ha promesso che verrà «mobilitata tutta l’esperienza dell’Unesco per ricostruire il museo e riparare i danni». Regina Schulz, membro del Comitato internazionale del consiglio esecutivo del museo, cha ha preso parte alla visita dopo l’esplosione, afferma che i suoi conservatori avranno bisogno di diversi anni e del supporto internazionale per recuperare gli oggetti danneggiati. Aggiunge che le sale espositive del museo e della biblioteca sono completamente distrutte.

Gary Shaw, da Il Giornale dell'Arte numero 340, marzo 2014



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