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Reggio Calabria

Bray, perché ha promesso di aprire a marzo?

Nuova sospensione per l’allestimento del Museo Archeologico Nazionale da parte del Consiglio di Stato

Reggio Calabria. Il 31 gennaio scorso, il Consiglio di Stato, con decreto d’urgenza, ha sospeso l’avvio dei lavori per l’allestimento del Museo Archeologico Nazionale, dopo che il Tar di Catanzaro, con ordinanza cautelare, aveva rigettato, qualche giorno prima, la richiesta di sospensiva avanzata da un ricorrente.
Dopo quest’ennesimo stop al travagliato intervento che tiene in scacco il piacentiniano palazzo dei Bronzi ormai da quasi sei anni (il museo fu chiuso il primo novembre 2009, ma i lavori erano iniziati esattamente un anno prima), s’impone una riflessione. L’impegno in prima persona che l’ex ministro Massimo Bray ha assicurato dall’estate scorsa è senz’altro un segnale chiaro. Ma ci sarebbe da chiedersi perché, dopo tanti annunci disattesi, il Ministero si sia impegnato in un cronoprogramma «certo», quando in campo c’erano ancora delle variabili «incontrollabili». In altre parole, perché fissare l’inaugurazione per questo marzo, senza avere in mano un’aggiudicazione definitiva? Questa, infatti, è solo del 4 dicembre scorso (del 20 agosto quella provvisoria), ritardata dall’attesa di un certificato antimafia (l’introduzione del Protocollo di Legalità del 20 aprile 2012 fa registrare, come altrove, lentezze per i controlli sugli appalti onde evitare infiltrazioni mafiose). Quindi, essendo sei i mesi necessari per i lavori, si è stati costretti a spostare la previsione dell’evento a giugno. Ma, ancora, perché non mettere in conto che l’aggiudicazione sarebbe potuta essere oggetto di un ricorso, come infatti è avvenuto? La tabella di marcia rischia, a questo punto, di essere ancora pesantemente ritoccata. A meno di cercare scorciatoie, come già fatto per riportare i Bronzi al museo il 21 dicembre scorso: pur di allestire la loro nuova sala, i lavori, benché previsti all’interno dell’appalto finito davanti ai giudici, sono stati estrapolati e affidati invece all’impresa, la Cobar, che aveva appena finito il restauro dell’edificio e che figura pure nel consorzio Research, secondo classificato nella gara d’appalto, che ha fatto ricorso al Tar di Catanzaro. Con un’ottimizzazione dell’allocazione delle risorse, insomma, degna del miglior project management privato.
Stavolta, in attesa del 4 marzo per la determinazione del Consiglio di Stato sulla controversia, il direttore regionale Francesco Prosperetti tenta la via di un accordo tra le parti fuori dalle aule giudiziarie. Soluzione che trova aperture da parte dei vincitori, Set Up Live di Torino, capogruppo, con la napoletana Protecno. Nel caso di un accordo stragiudiziale si dicono pronti a consegnare il museo entro luglio: 15 sono, infatti, i giorni per il progetto esecutivo, 160 quelli per i lavori, con una decurtazione di 20 giorni rispetto al massimo di 180 previsto dal bando. La questione è delicata. Non sarebbe, certo, il primo cantiere in Italia a subire tempi (e costi) dilatati a dismisura, ma si tratta di un’opera che si è venuta caricando di un alto valore simbolico. Nel suo ultimo tweet da ministro, Bray ha scritto: «Dobbiamo lavorare senza pausa per “rimettere in piedi” il Paese, proprio come abbiamo fatto con i Bronzi». E nella notte in cui li aveva accompagnati nel rientro al museo: «Vorrei che fossero la vera sfida che il Mezzogiorno lancia non solo all’Italia, ma a tutto il mondo». L’incremento a cui si punta è non inferiore a 60mila unità all’anno. Nelle due settimane successive all’inaugurazione della sala dei Guerrieri si è registrata una media di oltre mille visite al giorno.
Fuori dalla metafora resta una città che, ai primi di febbraio, nel giro di 48 ore, ha visto un’escalation criminale (a cui non sembra estraneo il congelamento, tra ricorso e lungaggini, di appalti per 50 milioni, tra cui Waterfront di Zaha Hadid, Lido Comunale, Castello Aragonese, piazza Duomo, piazza Garibaldi, Parco lineare sud ecc.), con due missive con minaccia di morte all’indirizzo del presidente della Regione Giuseppe Scopelliti e del prefetto Gaetano Chiusolo, a capo della Commissione insediatasi dopo lo scioglimento del Comune per contiguità con la criminalità organizzata, prorogato fino a ottobre.

Silvia Mazza , da Il Giornale dell'Arte numero 340, marzo 2014



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