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Mostre

Roma

Bugiarda, opportunista e cinefila

Una retrospettiva di Frida Kahlo è l’occasione per conoscere l’artista oltre l’«equivoco» surrealista e il mito da lei stessa alimentato

Frida Kahlo, «L’amoroso abbraccio dell’universo, la terra (Messico), io, Diego e il signor Xolotl», 1949 Olio su tavola, cm 70 x 60,5 The Jacques and Natasha Gelman Collection of 20th Century Mexican Art and The Vergel Foundation, Cuernavaca © Banco de México Diego Rivera & Frida Kahlo Museums Trust, México D.F. by SIAE 2014

Roma. Dal 20 marzo al 31 agosto le Scuderie del Quirinale espongono la pittura della messicana Frida Kahlo e il suo rapporto con i movimenti  culturali dell’epoca. Dal 20 settembre, nel Palazzo Ducale di Genova, seguirà una mostra sul rapporto tra l’artista messicana (1907-54) e il marito, il pittore e muralista Diego Rivera. Entrambe le mostre sono curate da Helga Prignitz-Poda, autrice con Salomon Grimberg e Andrea Kettenmann del catalogo ragionato dell’artista, pubblicato del 1988.
La mostra è organizzata da Roma Capitale-Assessorato alla Cultura e dall’Azienda Speciale Palaexpo in partnership con MondoMostre, Enel come main sponsor e il sostegno di varie istituzioni messicane. Sono riunite 130 opere tra dipinti, disegni e fotografie fatte alla pittrice, provenienti da collezioni pubbliche e private in Messico, Stati Uniti ed Europa. Il cuore dell’antologica sono 40 tra autoritratti e ritratti della Kahlo, tra cui «Autoritratto con collana di spine» (1940), esposto per la prima volta in Italia, «Autoritratto al confine tra Messico e Stati Uniti» (1932), riflessione sulla difficile condizione di vivere tra due Paesi ostili e molto diversi per cultura e vita sociale ed economica, e, in mostra solo a Roma, «Moses» o «Nucleo Solare» (1945), un murale in miniatura sul mito della «creazione». Più direttamente legati al travagliato matrimonio dell’artista con Rivera, dal quale divorzia nel 1939 per risposarlo poco dopo, sono «Autoritratto come Tehuana (o Diego nei miei pensieri)» (1943), nel quale la pittrice reca il volto di Rivera impresso al centro della fronte, e «L’amoroso abbraccio dell’universo, la terra (Messico), io, Diego e il signor Xolotl» (1949). Infine sono allestite le opere di artisti che si accompagnarono a Frida: dallo stesso Rivera (tra cui «Ritratto di Adolfo Best Maugar», 1913, influenzato dalle coeve avanguardie europee), ai muralisti Orozco e Siqueiros.
Frida Kahlo faceva coincidere la sua nascita con lo scoppio della rivoluzione messicana (1910-17), mentendo sui veri dati anagrafici. Ma è difficile separare le sue vicende biografica dalla sua identità d’artista. Nel 1925 un incidente stradale la rese invalida e le procurò sofferenze per tutta la vita. Si avvicinò al movimento comunista e a un gruppo intellettuale, fautore del rinascimento messicano. Nel 1929 sposò Rivera, che aveva 43 anni, tre matrimoni alle spalle e una notorietà internazionale, tanto che nel 1931 il MoMA di New York gli dedicò una personale, mentre la pittura di Frida rimaneva nell’ombra. Tuttavia, i visitatori dello studio del muralista, per primo André Breton, restavano folgorati dall’opera della pittrice. È Breton in persona, tra il 1938 e il 1939, a curare una personale di Frida a New York e a Parigi, nonostante l’artista non riconosca al proprio linguaggio espressivo una matrice surrealista. Di recente l’apertura di un archivio nella Casa Azul di Frida e Rivera, oggi museo, ha permesso nuove scoperte, a fronte di false dichiarazioni dell’artista stessa e di Rivera. Ne abbiamo parlato con Helga Prignitz-Poda.
Lei ha cercato di ristabilire la verità nelle vicende biografiche di Frida Kahlo, indagando dietro un mito alimentato dalla stessa artista. Ma chi era veramente?
Non è tanto la verità biografica che va cercata, ma è l’iconologia di diversi dipinti che richiede un approfondimento, perché non riflette soltanto il dolore e la sofferenza della Kahlo. L’artista è più sfaccettata di quanto comunemente si pensi. È un’appassionata lettrice, amante del cinema e della musica, e nel dipingere usa umorismo, arguzia e intelligenza.
Breton definisce la sua pittura «un nastro di seta avvolto intorno a una bomba». Quanto la sua produzione è stata rivoluzionaria?
Lo scopo della rivoluzione messicana era di ottenere una costituzione democratica, con il risultato di un’esplosione di autocoscienza nazionale e della partecipazione del popolo allo sviluppo di uno Stato democratico. Rivera contribuisce con i suoi murali, ma lui e Frida cambiano spesso convinzioni politiche in modo opportunistico, passando da posizioni trotzkiste a staliniste senza esitazioni. Si contano due ritratti di Stalin eseguiti da Frida. La sua fede politica era una via per esternare in modo pubblico la sua vita privata. In sostanza incarnava il prototipo di pittrice femminista.
La scoperta da parte dei surrealisti contribuì alla fama della pittrice?
Nel 1939 a Parigi nella personale di Frida alla Galerie Renou et Colle, Breton aggiunge, in disaccordo con l’autrice, arte popolare messicana e precolombiana e fotografie di Manuel Alvarez Bravo. Questo per soddisfare un gusto europeo, mentre lei definiva quegli oggetti «un ammasso di cianfrusaglie». L’interpretazione critica bretoniana del lavoro dell’artista penalizzerà la sua immagine a lungo, finché verrà rivalutata, anche grazie ad artisti in esilio negli Stati Uniti e in Messico, che concorrono a una nuova visione della sua opera.
Quanti quadri produsse e quanti sono i falsi conosciuti?
Frida dipinse meno di centocinquanta oli, un numero inferiore ai falsi in circolazione.

Francesca Romana Morelli, da Il Giornale dell'Arte numero 340, marzo 2014


  • Frida Kahlo, «Autoritratto con vestito di velluto», 1926. Olio su tela, cm 79,7 x 59,9 Collezione Privata © Banco de México Diego Rivera & Frida Kahlo Museums Trust, México D.F. by SIAE 2014
  • Frida Kahlo, «Autoritratto come Tehuana, (o Diego nei miei pensieri)», 1943 Olio su tela, cm 76 x 61 The Jacques and Natasha Gelman Collection of 20th Century Mexican Art and The Vergel Foundation, Cuernavaca © Banco de México Diego Rivera & Frida Kahlo Museums Trust, México D.F. by SIAE 2014
  • Frida Kahlo, «Autoritratto con treccia», 1941 Olio su tela, cm 51 x 38,5 The Jacques and Natasha Gelman Collection of 20th Century Mexican Art and The Vergel Foundation, Cuernavaca © Banco de México Diego Rivera & Frida Kahlo Museums Trust, México D.F. by SIAE 2014

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