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Mostre

Milano

Klimt sale sul Ring

A Palazzo Reale una mostra indaga gli aspetti meno noti del padre della Secessione viennese

Gustav Klimt, «Ritratto femminile», 1894 circa olio su tela, cm 155 x 75. Vienna, Belvedere, inv. Lg 1538

Milano. Si dice Klimt e si pensa alla Secessione viennese e a quell’arte lineare, asciutta e nervosa, perfetta interprete del gusto delle classi più colte e internazionali della modernità, che ne decretò il successo nell’intera Europa, rendendola di gran lunga più famosa di quelle monacense (istituita nel 1892) e berlinese (1898). Tuttavia quando nel 1897 fondò con altri artisti la Secessione viennese, divenendone da subito il portabandiera, Klimt aveva già 35 anni e, alle spalle, una carriera fortunata di pittore di edifici monumentali. Con il fratello minore Ernst e l’amico Franz von Matsch, compagno di studi alla Kunstgewerbeschule, la Scuola di Arti e Mestieri, nel 1881, nemmeno ventenne, aveva fondato la Künstler-Compagnie, che si era aggiudicata importanti commesse negli edifici storicisti in costruzione lungo il Ring, il nuovo viale creato sul tracciato delle antiche mura di Vienna. La mostra «Klimt. Alle origini del mito», a Palazzo Reale dal 12 marzo al 13 luglio, organizzata e prodotta da 24 Ore Cultura e Arthemisia e curata da Alfred Weidinger, vicedirettore del Belvedere di Vienna (con cui è realizzata) con la collaborazione per l’Italia di Eva di Stefano, sonda soprattutto questo periodo lungamente trascurato dalla storia dell’arte, pur senza ignorare l’arcinota stagione che dalla nascita della Secessione giunge alla morte di Klimt, nel 1918: tanto che la mostra (un centinaio di opere di Gustav Klimt e di autori a lui vicini) si chiude con la ricostruzione del suo «Fregio di Beethoven», il cui originale fu realizzato nel 1902 per il Palazzo della Secessione di Vienna, dando vita a un ambiente immersivo, espressione di quell’«opera d’arte totale» a cui tendevano tutti gli artisti più innovativi del tempo. Il percorso si apre con un focus sulla famiglia, in cui figurano le opere dei fratelli pittori Ernst e Georg e i ritratti di Gustav ai familiari, accostati a fotografie del suo lascito. Si passa poi alla formazione dei fratelli Klimt alla Scuola d’Arte di Vienna e al rapporto con l’arte di Hans Mackart, mostrando il clima storicista in cui il futuro campione della Secessione esordì. A provarlo sono i bozzetti per gli apparati decorativi di palazzi e teatri realizzati con la Künstler-Compagnie (sciolta dopo la morte di Ernst, nel 1892). Scomparso il fratello, Gustav vivrà un duro momento di crisi, personale e creativa, dopo la quale sceglierà di percorrere strade nuove, fondando la Secessione: alcune opere della prima stagione secessionista mostrano il rifiuto dello storicismo e l’avviarsi del nuovo stile. Due sale dedicate al ritratto (femminile soprattutto) e al paesaggio, nelle quali figurano anche opere di artisti della sua cerchia, mostrano poi gli sviluppi del suo lavoro, fino all’esito simbolista, con «Fuochi fatui» e «La famiglia».

Ada Masoero , da Il Giornale dell'Arte numero 340, marzo 2014


  • Gustav Klimt Girasole 1907 olio e pittura d’oro su tela, cm 110 x 110 Vienna, Belvedere, inv. 10500 (legato Peter Parzer, Vienna)
  • Gustav Klimt, «Salomè», 1909, olio su tela, cm 178 x 46, Venezia, Ca’ Pesaro, Galleria Internazionaled’Arte Moderna
  • Gustav Klimt, «Fuochi fatui», 1903 olio su tela, cm 52 x 60 cornice su disegno di Josef Hoffmann Collezione privata europea

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