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Editoriale

Googlizzati

Franco Fanelli

I nuovi e giovani ricchi a capo delle corporazioni che si contendono l’impero del web comprano arte d’oggi, con un debole, ovvio, per quella digitale. Ma il feeling tra Google, Twitter, Facebook e affini con l’arte contemporanea non si limita alla nascita di nuovi collezionisti, né al controllo di una sempre più importante fetta di mercato con le fiere online, con le gallerie virtuali o con siti come Artsy (tra i proprietari, Jack Dorsey, uno dei fondatori di Twitter) che offrono arte in vendita e consulenza. La liaison comprende la promozione e la produzione. L’apertura a dicembre del Google Cultural Institute presso la sede della compagnia a Parigi è il primo segnale «fisico» e non solo virtuale, di questo fenomeno.
Il vicepresidente di Google, Vint Cerf, ha spiegato che non di museo o galleria trattasi, bensì di un luogo di formazione e di ricerca, un laboratorio che sosterrà la produzione dei giovani artisti. Un articolo pubblicato lo scorso 2 febbraio da «El País» descrive criticamente l’irruzione ...

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(l'articolo integrale è disponibile nell'edizione su carta)

Franco Fanelli, da Il Giornale dell'Arte numero 340, marzo 2014

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