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Musei

Verona

Un secolo in quattro sale

Nel Palazzo della Ragione riapre la Galleria d’Arte moderna Achille Forti. L’allestimento è curato da Luca Massimo Barbero

Verona. A catturare l’attenzione mediatica delle recenti cronache (cfr. lo scorso numero, p. 16), è stato l’annuncio della prossima riapertura, l’8 marzo, di Palazzo della Ragione quale nuova sede della Galleria d’Arte moderna «Achille Forti» in virtù di un accordo tra Comune (proprietario dell’immobile), Fondazione Cariverona e Fondazione Domus per l’arte moderna e contemporanea (ente della medesima istituzione d’origine bancaria).
Assurge così a nuova vita l’antico palazzo situato tra piazza delle Erbe e quella dei Signori grazie a una destinazione espositiva (già inserita nel sistema di circuitazione scaligera Verona Card) che mira a promuovere anche la conoscenza degli spazi architettonici, inclusa la Torre dei Lamberti. Luca Massimo Barbero (direttore artistico dell’attuale progetto espositivo e di quelli futuri), pochi giorni dopo la comunicazione della data prescelta per l’inaugurazione ufficiale, parlò di «restituzione d’un complesso fondamentale nel panorama cittadino». Una restituzone che la città, insieme a quella della collezione civica Achille Forti, aspettava da tempo.
Che il palazzo dovesse rispondere a una vocazione espositiva era già stato deciso sin dalla fine degli anni Novanta. Appositamente restaurato per farne un centro espositivo polivalente grazie a 18 milioni di Fondazione Cariverona su progetto di Afra e Tobia Scarpa (l’incarico di progettazione risale agli anni 2000 mentre i cantieri vengono avviati nel 2004), nella primavera del 2007, dopo tre anni di lavori, il palazzo inaugura la sua nuova veste con la mostra «Il settimo splendore. La modernità della malinconia» (a cura di Giorgio Cortenova). Ma da allora l’utilizzo del complesso (sede anche di conferenze e convegni), si è rivelato sottodimensionato rispetto alle reali potenzialità, «surclassato» dalla decisione di concentrare i grandi eventi temporanei alla Gran Guardia, oggi baluardo delle mostre di Marco Goldin.
Nel 2012, l’annuncio ufficiale di trasferirvi la collezione della Gam, orfana della sua primigenia collocazione: il palazzo che porta il nome del suo stesso donatore, il naturalista Achille Forti (ora divenuto museo Amo-Arena Museo Opera). Una decisione che rientra in un accordo programmatico tra Comune e Fondazione Cariverona e che di fatto sancisce la ridistribuzione di numerosi spazi museali ed espositivi veronesi (cfr. articolo in questa pagina).
Ora il piano nobile del Palazzo della Ragione, ex tribunale cittadino, accoglie per questo primo step inaugurale 150 opere selezionate tra quelle appartenenti alle tre collezioni (Achille Forti, Fondazioni Domus e Cariverona) per narrare cent’anni di storia: un secolo di collezionismo pubblico e privato della città, sottolinea Barbero, dal 1840 al 1940.
«Una galleria con vista, prosegue il curatore, il primo momento pubblico di tre collezioni che, anche attraverso prestiti emblematici, andranno a incontrare opere sorelle provenienti da musei del territorio: Venezia, Vicenza, Belluno, Padova».
Un’operazione inedita che, all’interno di 4 sale, concentra un secolo di produzione artistica non senza tralasciare un forte legame con la città: opere che ritraggono spazi e vedute ottocentesche generano rispondenze con la realtà urbana attuale, offrono «letture trasversali» delle vicende storiche e delle principali correnti artistiche e dei loro protagonisti. Una narrazione che, prosegue Barbero, supera «l’ordinaria ideazione di un percorso puramente cronologico: Hayez, affiancato ad altri dipinti e sculture, parlerà del Risorgimento; Casorati della Verona della Madinelli, di questo salotto straordinario sconosciuto ai più dove si ritrovavano tutti i grandi artisti della Secessione veneziana e veronese; Cagnaccio di San Pietro in riferimento al Realismo Magico». E così via. Nessuna anticipazione, però, sulla programmazione futura né sul possibile ampliamento, secondo gli intenti dichiarati da Fondazione Cariverona, del percorso espositivo nel vicino Palazzo del Capitanio.

Veronica Rodenigo, da Il Giornale dell'Arte numero 340, marzo 2014



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