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Mostre

Conegliano

Inquietudine in rime

Il Cinquecento al museo, in città ed extra moenia

Una veduta dell'allestimento

Conegliano (Tv). «Un Cinquecento inquieto», titolo della mostra con cui inaugura la nuova stagione espositiva di Palazzo Sarcinelli sotto l’egida di Civita Tre Venezie, pervade e caratterizza la storia del territorio trevigiano. Il contesto è quello di un ampio lembo della Marca a nord di Treviso nella prima metà del secolo, già divenuta dominio di terraferma della Serenissima ma in cui sopravvivono gli eredi d’una consolidata identità storica, rappresentanti dell’autorità episcopale e di famiglie comitali come i Collalto; il moto d’inquietudine a cui si allude è il fermento della Riforma luterana che alimenta il dibattito intellettuale e religioso non senza tragici epiloghi dovuti all’azione inquisitoria del Sant’Uffizio. Dal primo marzo all’8 giugno il percorso ideato dai curatori Giorgio Fossaluzza e Giandomenico Romanelli affianca alle testimonianze della temperie artistica manoscritti, documenti, opere letterarie e ritratti anche degli intellettuali che allora frequentarono i colli trevigiani (fra tutti, Pietro Bembo, Giovanni della Casa, Gaspara Stampa che nelle sue Rime diede sfogo alla passione amorosa per il conte Collaltino di Collalto). «Un itinerario nella storia, spiega Fossaluzza, attraverso il primato delle opere» che prosegue, attraverso dieci specifici percorsi, al di fuori del palazzo coneglianese, in città ed extra moenia: Campolongo di Conegliano, Susegana, Moriago della Battaglia, Valdobbiadene, Lago di Revine, Vittorio Veneteo, Meschio, Castello Roganzuolo, San Fior. Da Palazzo Sarcinelli, in cui si riconosce forse la mano di Riccardo Perucolo, frescante poco noto e arso vivo nel 1568 proprio a Conegliano perché reo d’aver abbracciato il Luteranesimo, inizia un viaggio con i protagonisti della scena pittorica locale. Dal figlio illustre della cittadina trevigiana, Giovan Battista Cima, portatore del linguaggio veneziano («Trittico di Navolè», 1510 ca, dal Museo Diocesano di Arte Sacra di Vittorio Veneto) alla maniera moderna del Pordenone rappresentato in mostra dall’affresco raffigurante la «Madonna con Bambino e santi» (1514, Museo Civico di Conegliano) e dalla «Trasfigurazione» (1515-16, Pinacoteca di Brera di Milano). Né manca una rappresentanza della tradizione lombarda con Francesco da Milano che nel ciclo cristologico della Sala dei Battuti (1515-25 ca ca), sovrastante il porticato del duomo cittadino, traduce le «inquietudini d’oltralpe» attingendo alle xilografie di Dürer e di Schongauer nonché ai paesaggi giorgioneschi dei Campagnola. A una ventina di emblematici esempi su tavola e tela (fra cui compaiono anche Pomponio Amalteo, Paris Bordon, Palma il Vecchio, Francesco Beccaruzzi e Tiziano) si affiancano l’intero corpus xilografico della «Piccola Passione», della «Grande Passione» e della «Vita di Maria» di Dürer, la xilografia con la «Cattura di Cristo» di Schongauer (tutte dal Museo Remondini di Bassano), la medaglistica (dal Museo Correr), manoscritti e lettere autografe (dalla Biblioteca Marciana) come quelle di Pier Paolo Vergerio, vescovo di Capodistria che abbracciò il Protestantesimo. In tutto un centinaio di opere.



Veronica Rodenigo, da Il Giornale dell'Arte numero 340, marzo 2014


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