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Il dottor Gachet poteva salvarlo?

Quando si pensa a Van Gogh s’accende in noi lo splendore dei suoi gialli, il colore della vita e del delirio con il quale esprimeva la sua febbre della visione dei girasoli e dei campi di grano. Ora, il termine «giallo», inteso come enigma, detective story, può essere adottato anche parlando della sua morte. Pierre Cabanne ha ricostruito quei due giorni fatali compresi tra domenica 27 luglio 1890, quando Vincent si spara un colpo di pistola in un campo vicino ad Auvers-sur-Oise e, non essendo stato leso alcun organo vitale, può faticosamente rientrare nella locanda dove alloggia, e martedì 29 luglio, quando, all’una e trenta del mattino, muore, a 37 anni e quattro mesi. Ad Auvers, van Gogh era approdato il 20 maggio, portato dal fratello Theo, per essere affidato a Paul Gachet, medico, amico degli artisti, che Vincent ritrae in un dipinto memorabile. Il comportamento del medico, che assiste all’agonia dell’artista senza far nulla per sottrarlo al suo destino (per esempio ricoverarlo in ospedale), appare inspiegabile.
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(il testo integrale è disponibile nella versione cartacea)

Sandro Parmiggiani , da Il Giornale dell'Arte numero 339, febbraio 2014



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