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Vernissage

Parigi

Ma quanti bei dipinti Monsieur Dorè

Il più popolare illustratore di tutti i tempi sognava di essere riconosciuto come pittore: il pubblico lo amava anche in questa veste, ma la critica lo snobbava. Lo «riabilita» il Musée d'Orsay

Gustave Doré ha pagato con la scarsa attenzione riservatagli dai musei il fatto di essere diventato popolarissimo come illustratore: la fortuna delle incisioni per la Divina Commedia (l’autore affidava l’intaglio delle matrici a straordinari interpreti come Pannemaker o Pisan) non conosce tramonto e anche il regista Peter Greenaway non ha potuto fare a meno di ispirarsi a quelle visioni di corpi, demoni e abissi per la sua rivisitazione dell’Inferno dantesco. Autodidatta, Doré (1823-83) era uno studente di quindici anni quando fu incaricato dal «Journal pour Rire», molto diffuso all’epoca, di realizzare un disegno a settimana. L’editore Philippon convinse i ricchi genitori borghesi a stabilirlo a Parigi dove l’artista iniziò a illustrare edizioni dei classici della letteratura europea: tra gli altri, oltre alla Divina Commedia (1861 e 1868), le favole di Perrault (1862), il Don Chisciotte di Cervantes (1863), Paradiso perduto di Milton (1866), La Bibbia (1866), La ballata del vecchio marinaio di Coleridge (1875) e l’Orlando furioso di Ariosto (1879).
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(il testo integrale è disponibile nella versione cartacea)

Luana De Micco e Donald Lee, da Il Giornale dell'Arte numero 339, febbraio 2014


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