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Centenario

Toledo finalmente parla il Greco

Nel quarto centenario della morte, grandi mostre e nuove pubblicazioni celebrano il pittore colto e capriccioso, stravagante e mai scontato

El Greco, «San Giuseppe con Gesù bambino», 1597-99, Toledo, Museo d'Arte

Sedi varie. Quando morì il 7 aprile del 1614, Domenikos Theotokopoulos, noto come El Greco, era richiesto ma anche pieno di debiti. Era il più grande pittore di Toledo, sua città d’adozione, dove aveva saputo costruire un solido circolo di mecenatismo, ma conduceva una vita stravagante e aveva l’abitudine di fare causa ai suoi mecenati, con esiti disastrosi.
L’artista, nato a Creta nel 1541, fu una figura paradossale nell’arte come nella vita. Creò uno stile che era una «fusione tra l’arte tardobizantina dell’Europa orientale e quella rinascimentale occidentale, tra le forme di Michelangelo e il colore di Tiziano e Tintoretto, con un nuovo programma cognitivo delle molteplici realtà del visibile e dell’invisibile, del naturale e del soprannaturale», spiega Fernando Marías, curatore di «Il greco di Toledo», l’evento di punta delle celebrazioni per il quarto centenario della morte dell’artista, allestito nel Museo de Santa Cruz e nei cosiddetti «spazi El Greco» (la sacrestia della Cattedrale di Toledo, la Cappella di San José, il Convento di Santo Domingo el Antiguo, la chiesa di Santo Tomé e l’Ospedale Tavera) di Toledo dal 14 marzo al 14 giugno. «Probabilmente fu l’unico vero pittore di fine XVI-inizio XVII secolo. Nessun altro gli somiglia», afferma Jonathan Brown, professore alla New York University e membro del comitato consultivo della Fundación El Greco 2014, che ha organizzato il programma delle mostre e delle altre attività per l’anniversario (consultabile su www.elgreco2014.com). La capacità dell’artista di creare «un linguaggio visivo come nessun altro» ha origine in tre luoghi distinti: la nativa isola di Creta, dove si formò come pittore di icone; l’Italia, Venezia in particolare, dove visse per diversi anni e imparò dagli artisti rinascimentali; Toledo, dove abitò per gli ultimi quarant’anni, nella fervente atmosfera della Controriforma. «È questo misto di Creta, Venezia e Castiglia che emerge nei suoi quadri in una fusione totale». Tra le caratteristiche più impressionanti della sua opera, si distinguono le figure allungate come fiamme e la vivida luminosità dei suoi colori con «una luce intensa che sbianca quasi il colore», aggiunge Brown. Nonostante a Toledo si conservino molte delle opere migliori dell’artista, la mostra di Marías, che ne riunisce oltre 100, 60 delle quali provenienti da 29 città internazionali, è la prima importante rassegna su El Greco in città. «Vuole essere una retrospettiva, anche alla luce dei recenti contributi alla conoscenza storica di El Greco, della sua attività non solo di pittore ma anche di ideatore di retabli, sculture e spazi più complessi, dove le tele non erano soltanto incorniciate dai retabli ma venivano appese su pareti e volte», spiega il curatore, che paragona l’allestimento teatrale delle opere nelle chiese di Toledo a installazioni: «Toledo, con Illescas (una cittadina nelle vicinanze, Ndr), è l’unica città al mondo dove si può provare questa esperienza».
El Greco arrivò a Toledo nel 1577, dopo essere stato respinto dal più grande mecenate europeo del Cinquecento, Filippo II di Spagna; il dipinto raffigurante il martirio di san Maurizio non aveva soddisfatto le richieste del re, ma El Greco continuava a contestare il suo compenso. «Era un uomo orgoglioso, afferma Marías, e con una grande fiducia in se stesso, artista e uomo d’affari ambizioso, amico di pochi e critico di molti, aperto alla riflessione teorica e ansioso, nelle discussioni, di giungere a conclusioni che innervosivano o facevano adirare i suoi interlocutori. Cercò di essere stravagante nel senso positivo del termine, ovvero originale, capriccioso, mai scontato». Era circondato da una società intellettuale «che spingeva al limite la sua arte, molto di più che se si fosse trovato in un ambiente indulgente e compiacente», aggiunge Marías. L’ambiente culturale era composto da umanisti e uomini di chiesa, i cosiddetti «funcionarios», che accettavano El Greco perché, come sottolinea Brown, «riconoscevano la qualità e l’originalità della sua arte. Doveva essere un affabulatore straordinario. Ho quest’immagine di un uomo capace di trovare espressioni deliziose, portatrici di idee, e penso venisse considerato molto stimolante. Perciò gran parte dei suoi ritratti raffigurano questi personaggi». Negli ultimi trent’anni l’immagine di El Greco come visionario alla mercé degli scritti dei santi mistici spagnoli Giovanni della Croce e Teresa d’Ávila è lentamente cambiata, grazie anche alla scoperta, da parte di Marías, dei dettagliati appunti dell’artista sulla sua filosofia in margine a una copia del De Architectura di Vitruvio. «Se si mettono insieme tutte queste osservazioni, si può definire la sua estetica, che non ha nulla a che fare con il misticismo», dichiara Brown. Al contrario, ora è considerato come «pittore savant, un pittore colto che ha elaborato un’estetica propria e l’ha messa in pratica nella pittura».
Marías auspica che dagli eventi in programma quest’anno possa emergere la vera natura di El Greco: «L’idea popolare, ma non così tanto, che ancora abbiamo di El Greco si deve alla sua prima monografia (di Manuel Bartolomé Cossío, Ndr) che si basava su 37 documenti e nessun quadro di Creta o Venezia. Oggi, abbiamo più di 500 documenti degli anni di Creta, Venezia, Roma e Toledo, oltre a più di 20mila parole scritte da lui stesso su artisti, arte e architettura. L’anno scorso sono stati pubblicati alcuni importanti documenti». Molti compaiono nel libro di Marías El Greco: Historia de un pintor extravagante, edito in Spagna da Nerea, mentre la Penn State University Press sta per pubblicare Art and the Religious Image in El Greco’s Italy di Andrew R. Casper, dedicato ai suoi primi anni veneziani e romani.
Mentre i musei internazionali festeggiano l’anniversario con mostre speciali (il Metropolitan Museum di New York, ad esempio, dal 4 novembre al primo febbraio 2015 esporrà la sua collezione di opere di El Greco, la migliore fuori dalla Spagna), il festival «El Greco 2014» propone mostre a Toledo e a Madrid, oltre a numerosi progetti contemporanei.
Dal 21 febbraio al 14 giugno, ad esempio, il Centro Cultural San Marcos di Toledo ospita la mostra «ToledoContemporánea», curata da Elena Ochoa Foster: 11 fotografi contemporanei (da Philip-Lorca diCorcia e Shirin Neshat a Vik Muniz e Massimo Vitali) interpretano la città adottiva del pittore; ad aprile Cristina Iglesias presenta una serie di sculture per le vie della città.
Due gli appuntamenti organizzati dal Museo del Prado di Madrid: dal 31 marzo al 29 giugno «La biblioteca di El Greco» ricostruisce le radici teoriche e letterarie dell’arte di El Greco a partire dai libri che studiò e possedette, come si evince dagli inventari stilati dal figlio Jorge Manuel nel 1614 e nel 1621; dal 24 giugno al 5 ottobre «El Greco e la pittura moderna» illustrerà l’influenza del pittore su artisti come Picasso e gli espressionisti tedeschi. È appropriato che gli artisti moderni partecipino alle celebrazioni; dopotutto è stata l’avanguardia di fine XIX-inizio XX secolo a riscoprire El Greco dopo secoli di relativa oscurità. Secondo Brown, El Greco influenzò gli artisti moderni perché risvegliava il loro desiderio di infrangere «le regole tradizionali della rappresentazione pittorica incarnata dalle accademie che nacquero nel XVI secolo e dominarono il mondo dell’arte nel XIX secolo. El Greco era un pittore di Cinque-Seicento che non seguiva nessuna di quelle regole accettate dalla gran parte dei pittori e dei mecenati del periodo moderno. Offre quindi un esempio di come le cose si possono fare in modo diverso, originale e stimolante». 

Ben Luke , da Il Giornale dell'Arte numero 339, febbraio 2014


  • El Greco, «San Giovanni Evangelista», 1610-1614, Toledo, Museo del Greco
  • El Greco, «Resurrezione di Cristo», 1577-1579, Toledo, chiesa di San Domenico

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