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Dear Sir

Sgarbi, Benati nega l'evidenza

«Nessuna farneticazione e nessun insulto personale gratuito. Semplicemente la verità dopo un'aggressione spudorata e suggestiva, smentita dalla ricostruzione dei fatti del soprintendente Luigi Ficacci e dello stesso ministro Franceschini. È incredibile che il dottor Benati, dopo avere, come se il suo nome non bastasse, piegato ai suoi obiettivi polemici le bandiere di "Italia Nostra" (in realtà "Bologna loro") locale, sconfessato da "Italia Nostra" nazionale, continui a mentire chiamando una mostra che raccoglie in un luogo dipinti di diversa provenienza, non diversamente da qualunque altra, "esproprio delle opere dei musei cittadini".

La dichiarazione più insolente è quella di definire Palazzo Fava, istituzione bolognese compresa nell'ambito di Genus Bononiae dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Bologna, come una "sede semiprivata" (prima era "sede privata"). Come tutti sanno, essa è stata, anche più di un museo, predisposta per accogliere alcuni capolavori del museo Mauritshuis dell'Aia, con tutte le garanzie. E la Fondazione risponde a finalità pubbliche. Benati finge d'ignorare che il presidente di Genus Bononiae, il professor Roversi Monaco, già Magnifico rettore dell'Università di Bologna, è anche presidente dell'Accademia di Belle Arti, istituzione di Stato, confinante con la Pinacoteca nazionale, e che, in piena collaborazione con il soprintendente ai Beni artistici e storici, ha condiviso il recupero delle sale della Pinacoteca dove è ospitato il dipinto di Raffaello che, durante i lavori di sistemazione, non sarebbe potuto essere esposto.

Perseverando nella sua malafede, a fronte di soli quattro dipinti chiesti per la mostra "Da Cimabue a Morandi" alla Pinacoteca nazionale, Benati dimentica di dire che il "San Sebastiano curato da Irene" del Guercino, dipinto di straordinaria importanza, sarà inviato per una mostra a Tokyo. Parimenti, il polittico di Giotto sarà prestato a Palazzo Reale durante l'Esposizione Universale di Milano. Questi trasferimenti non preoccupano Benati, che s'inquieta per la temporanea ospitalità della "Santa Cecilia" di Raffaello in Palazzo Fava durante i lavori alla Pinacoteca. Le aggressioni e le offese sono tutte sue, e per questo risponderà in tribunale, con i suoi duecentodieci firmatari. Quanto alla penosa richiesta di precisazione a Tiziana Sassoli, nessun dubbio che Benati abbia disponibilità a esprimere pareri a galleristi e privati che pagano le sue expertise sulle quali egli probabilmente non versa alcuna contribuzione fiscale, ma è certo che egli ha un rapporto privilegiato con "Fondantico", per il quale ha curato con perizie a stampa firmate numerosi cataloghi, anche pregevoli.

E questo in pieno conflitto d'interessi con l'esercizio di professore ordinario all'Università, la cui autorevolezza viene posta pro veritate al servizio del mercato. A maggior ragione, è inspiegabile che, per opere da lui viste e conosciute in Italia, non abbia espresso alcuna preoccupazione e promosso una raccolta di firme, trovandole in vendita, senza pudore, dopo evidenti esportazioni abusive, sul mercato internazionale. D'altra parte, chiamando "sede semiprivata" Palazzo Fava, e avendo espresso il convincimento che la mostra giusta a Bologna sarebbe stata un percorso tra musei e chiese, con l'esposizione in Palazzo Fava di opere di collezioni private, Benati tradisce il desiderio di trasformare Palazzo Fava in una succursale di "Fondantico". Può provare a proporlo a Roversi Monaco».

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