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Musei

Lione

La Wunderkammer del XXI secolo

S’inaugura il 20 dicembre il colossale Musée des Confluences: collezioni di origine ottocentesca e di varia provenienza (naturalistiche, etnografiche, anche quelle private di Emile Guimet). Dove? In una «nuvola di cristallo»

Statuetta cinese del XII re Diamant Guangmu, 1886 ca. © musée des Confluences, Lione; fotografia di Pierre-Olivier Deschamps

Lione. Il nuovo Musée des Confluences, dedicato alle scienze e alla loro intersezione con la società, apre le porte il 20 dicembre in un edificio futuristico di vetro e acciaio, progettato dallo studio di architetti austriaco Coop Himmelb(l)au, al quale è stato attribuito (come si fa spesso per i grandi progetti architettonici) uno di quei nomi che danno adito a fantasticherie: la «nuvola di cristallo». Ai nostri occhi somiglia a un’astronave atterrata in riva al fiume, nel punto in cui la Saona si getta nel Rodano.
È stato uno dei cantieri più controversi degli ultimi dieci anni nella regione. I lavori, iniziati nel 2006, sono stati sospesi a più riprese. L’apertura, attesa per il 2008, è stata più volte rinviata. Il museo accoglie dunque il pubblico con qualche anno di ritardo e un investimento complessivo di 239 milioni di euro (più tasse), una fattura salata che fa ancora discutere, di molto superiore ai 60 milioni messi sul tavolo inizialmente. Ma mancava ancora nella terza città di Francia (dopo Parigi e Marsiglia) un progetto architettonico stravagante alla maniera della recente Fondation Vuitton di Parigi (di Frank Gehry) o dello scenografico MuCEM di Marsiglia (di Rudy Ricciotti). Il Musée des Confluences «sarà la porta di ingresso della città e una sorta di emblema della regione. È un’architettura che interroga, sorprende. Ma spero che i visitatori verranno attratti soprattutto dai contenuti», confida al nostro giornale la sua direttrice, Hélène Lafont-Couturier. Nel nuovo museo «confluiscono» le collezioni di due istituzioni che, per le vicissitudini del caso e della storia, si sono ritrovate sin dal 1909 a condividere la stessa sede (prima sul boulevard des Belges, ora alla confluenza dei due fiumi) e un destino comune: il Muséum d’Histoire Naturelle di Lione, nato ufficialmente nel 1772, e il Musée Guimet des Arts Asiatiques aperto a Parigi nel 1889. Ma la storia di quest’ultimo inizia lontano dalla capitale. È infatti «figlio» di un precedente museo delle religioni fondato, dieci anni prima, proprio a Lione, dallo stesso industriale visionario Emile Guimet. Deluso per la fredda accoglienza del pubblico, Guimet decise di chiudere il museo delle religioni e trasferirne le collezioni a Parigi. In seguito però, nel 1909, accettò la proposta del sindaco di Lione, Édouard Herriot, di riportare a «casa» una parte della sua collezione privata. E circa 3mila oggetti ritrovarono dunque i locali del boulevard des Belges, dove nel frattempo era stato trasferito anche il Muséum. Nel 1914, l’industriale e collezionista prese le redini del nuovo Muséum Guimet. Col tempo qui confluirono anche le collezioni del Musée Colonial e numerosi oggetti raccolti dalle missioni di evangelizzazione ottocentesche. «Al di là della posizione geografica che lo definisce,il Musée des Confluences porta perfettamente il suo nome. È infatti il museo dell’incontro e dello scambio del sapere, spiega la direttrice. L’originalità della collezione, al tempo stesso di etnografia extraeuropea e di storia naturale, è di poter raccontare l’avventura umana con sguardo pluridisciplinare. Gli oggetti dialogano e, al contempo, veicolano un discorso scientifico e suscitano emozione. Si mescola conoscenza e meraviglioso». Non si commetta l’errore di pensare il Musée des Confluences come una filiale del Guimet parigino, alla stregua del Louvre-Lens e del Pompidou-Metz: «Se esiste un legame familiare, non siamo una derivazione del Musée Guimet des Arts Asiatiques e del resto non siamo un museo di arti asiatiche». Come in un «“cabinet des curiosités” del XXI secolo», coesistono 2,2 milioni di oggetti di paleontologia, entomologia, zoologia, mineralogia, archeologia, etnografia. Ne sono esposti circa 3mila. Un raro scheletro di dinosauro erbivoro, il Camarasaurus, vissuto 150 milioni di anni fa, lungo 14 metri. La mummia di Taubasthis di epoca tolemaica (330 a.C. circa). Alcune meteoriti, di cui una della Luna. Armature di samurai del XVII secolo. Tele aborigene. Un abito da sposa in fibra ottica e un acceleratore di particelle. Coleotteri, farfalle, antilopi… Come dare coerenza a una collezione tanto eclettica? La mostra permanente (che si sviluppa su una superficie di 3mila metri quadrati, su due piani) propone un percorso che si articola intorno a quattro grandi tematiche: Le origini, il racconto del mondo; Le specie, la rete del vivente; Le società, teatro degli uomini ed Eternità, visioni dell’aldilà. «Ogni tematica è affrontata attraverso molteplici registri e ognuna presenta una scenografia diversa». L’apertura del museo è accompagnata da due mostre temporanee: l’una, dal titolo «I tesori di Guimet» (fino a luglio), racconta la storia del museo e traccia il ritratto di Emile Guimet; l’altra, «Nella camera delle meraviglie» (chiude a giugno), si sofferma sul ruolo del collezionista e l’atto del collezionare. Una terza mostra, «La corsa al Polo Sud» (dal primo febbraio al 28 giugno), racconta i viaggi scientifici nell’Antartide. Il museo si aspetta di accogliere 500mila visitatori ogni anno.


Luana De Micco, da Il Giornale dell'Arte numero 348, dicembre 2014


  • Il Musée des Confluences è stato progettato da Coop Himmelb(l)au. © Musée des Confluences, Lione, foto: Quentin Lafont

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